La questione si trascina oramai da tempo. Da troppo forse. Moltissimi scrittori che pubblicano con Mondadori sono recentemente intervenuti su Carmilla per chiarire le proprie posizioni, dopo che l’articolo di Mancuso aveva riaperto il dibattito.

Potete trovare la serie completa di tali interventi qui.

Noi ci limitiamo a inserire la risposta dei Wu Ming, lasciando che ognuno sia libero di formarsi la propria opinione a riguardo. All’interno dello stesso collettivo iQuindici, infatti, le posizioni sono discordanti. Pubblicare o meno per il Gruppo Mondadori? Questioni che, purtroppo, solamente in Italia siamo costretti a porci…..

*LA QUESTIONE EINAUDI + DUE O TRE COSETTE CHE I BOYCOTT BOYS NON SANNO*
> L’Einaudi non è Berlusconi, perché quest’ultimo passa, mentre l’Einaudi
> resterà. Resterà il catalogo, per dirla con Valter Binaghi,
> “poeticamente più sovversivo del mondo”. Resterà quel soggetto, quella
> voce nel dibattito culturale e civile.
> Quindi [...] bisogna TENER DURO, “resistere un minuto più del padrone”.
> Bisogna lottare dentro, per salvaguardare i margini e gli spazi di
> autonomia rispetto alla proprietà, per riequilibrare con mosse “buone”
> ogni concessione o cedimento, ogni eventuale “scivolone”. Date
> un’occhiata al catalogo e vedrete quali e quante sono le mosse “buone”.
> Abbiate un po’ di pazienza e vedrete, quest’autunno, alcune uscite
> strategicamente fondamentali.
> Perché dalle pagine culturali dei giornali (e siti) berlusconiani, molti
> scrittorucoli di destra attaccano soprattutto gli autori di sinistra che
> pubblicano con Einaudi o Mondadori? Magari chi non è dentro quel mondo
> non se ne accorge, ma è una vera e propria grandinata di lamentele e
> contumelie, e dura da anni e anni.
> La risposta è semplice: perché reclamano i nostri posti. Vorrebbero
> esserci loro al posto nostro, e si lamentano a gran voce: ma come?
> Quelle case editrici sono di proprietà di Berlusconi e proprio noi,
> autori berlusconiani, non abbiamo tappeti rossi srotolati davanti ai
> nostri piedi e ancelle che ci precedono gettando petali di rosa?
> Questi sgomitano con violenza, da anni. Ma l’Einaudi non li pubblica e
> in genere non li pubblicano nemmeno le collane più prestigiose di
> Mondadori, perché i capi-collana come Repetti e Cesari in Einaudi o
> Brugnatelli in Mondadori non sono yes-men. Così si riesce, non senza
> sbavature ma comunque ci si riesce, a salvaguardare il catalogo.
> Se chi in Mondadori non la pensa come Berlusconi uscisse dal gruppo
> editoriale, quei posti verrebbero /presi all’istante/ da yes men. Al
> posto dei libri di Saviano o di Cantone, nella collana “Strade Blu” di
> Mondadori vedremmo quelli di svariati scalzacani.
> Ma è doveroso portare la logica del boicottaggio un po’ più in là, fino
> alla massima coerenza.
> Se tutti gli autori che osteggiano Berlusconi uscissero dall’Einaudi,
> come sembrano auspicarsi i Boycott Boys, significherebbe soltanto
> DISTRUGGERE L’EINAUDI, senza peraltro sconfiggere Berlusconi, che in un
> paese di non-lettori come questo non vedrebbe in alcun modo intaccato il
> suo consenso di massa, consenso che ha presso persone che NON leggono
> libri Einaudi.
> E così, alla fine del ciclo berlusconiano, ci ritroveremmo senza
> l’Einaudi. Avremmo distrutto una delle più prestigiose case editrici di
> sinistra, e un pilastro storico della cultura antifascista in Italia.
> Bel risultato! Tutto questo perché si è presa una scorciatoia, perché si
> è sacrificato il lungo periodo alle pressioni della contingenza. Ma che
> senso ha?
> Il boicottaggio è uno strumento importante, ma per metterlo in pratica
> servono dei requisiti. Uno dei quali è: conoscere l’industria che vuoi
> boicottare. Infatti chi promuove il boicottaggio alla Nike sa tutto di
> quest’ultima, sa dove sono gli stabilimenti, conosce gli organigrammi,
> segue le dichiarazioni dell’amministratore delegato, etc.
> Nel caso di questo boicottaggio agli autori Mondadori ed Einaudi, questo
> requisito manca totalmente. In giorni e giorni di perlustrazione della
> rete, non [abbiamo] trovato una presa di posizione una (nemmeno una!)
> che faccia pensare a una benché minima conoscenza dell’Einaudi, della
> sua storia, del suo catalogo, di cosa si muove là dentro, di quali siano
> gli equilibri. Non solo: chi promuove questo boicottaggio sembra NON
> SAPERE NULLA DI EDITORIA, tout court. Sfuggono i meccanismi basilari,
> manca l’ABC [...] si schiaccia totalmente l’Einaudi sulla Mondadori e
> quest’ultima su Berlusconi.
> Così facendo, si danneggia in primo luogo chi, come noi e tantissime
> altre persone, là dentro cerca di lavorare per un’Einaudi post-Mondadori
> e post-Berlusconi.
> Credete che sia una cosa facile, soprattutto di questi tempi, ribadire
> che si continuerà a lavorare con l’Einaudi finché sarà possibile (finché
> qualcuno non ci caccerà)? Pubblicare con Einaudi sta diventando la
> scelta più impopolare in una fase di populismo acuto e di capi
> carismatici [...] Fatevi un giro nei forum, nei blog, nei profili
> Facebook che fanno riferimento a grillini, BoBi e dintorni. E’ tutta
> un’ingiuria contro di noi, contro Lucarelli, contro Saviano e mille altri.
> Bene, noi non ci facciamo intimidire, serve anche e soprattutto il
> coraggio di essere impopolari. Solo che il danno sarà sistemico:
> aumenterà la quantità di veleni e di falsi problemi agitati come drappi
> rossi di fronte a masse in cerca di semplificazione delle questioni.
> Anche se questo boicottaggio fallirà (perché è stupido e mal concepito),
> il gioco non sarà a somma zero. Ne usciremo con sempre più divisioni “a
> sinistra”, e con una lacerazione dei rapporti tra intellettuali e masse
> (e stavolta, almeno per una volta, NON sarà colpa degli intellettuali).
> Non c’è sito o blog dove si discuta di questo tema in cui gli scrittori
> (e, attenzione, /soltanto loro/) non vengano chiamati in causa.
> Infatti, nessuno ha ancora chiesto agli editori “virtuosi” di boicottare
> le librerie Mondadori rifiutandosi di mandarci i libri che pubblicano, o
> di boicottare la distribuzione Mondadori non affidandole gli scatoloni.
> Del resto, anche gli editori concorrenti più “barricaderi” si guardano
> bene dal farsi avanti con un /beau geste/ di questo tipo, che pure
> sarebbe molto più clamoroso e di sostanziale impatto della tanto
> reclamata diserzione di questo o quell’autore.
> Nessuno ha chiamato in causa editor e capi-collana etc. Tutti i
> chiamanti in causa hanno chiamato in causa gli autori.
> Che non si sono tirati indietro, e hanno fatto bene a rispondere,
> ciascuno a suo modo.
> Come fanno bene a spiegare alcune cose che sfuggono al “general public”
> e, soprattutto, sfuggono ai Boycott Boys.
> Ad esempio, che la famiglia Berlusconi è azionista del gruppo
> Rizzoli/RCS <http://bit.ly/bgyayR>. Non solo è azionista direttamente,
> ma esercita un controllo azionario indiretto, dato che l’azionista di
> maggioranza è Geronzi.
> Non si contano le volte al giorno in cui, qui o là, veniamo invitati a
> lasciare Mondadori e addirittura Einaudi “perché è di Berlusconi”, e ci
> sentiamo dire che “esistono altri grandi editori, come Rizzoli”. Tra
> l’altro, ehm, noi per Rizzoli pubblichiamo già.
> E via così, col pilota automatico, ignorando davvero troppe cose.
> Proviamo a farci questa domanda: chi boicotta la Nestlé, dove le ha
> attinte le informazioni su quest’ultima? La risposta è abbastanza
> semplice: ha studiato. Ha letto le pagine di economia, ha perlustrato il
> sito e le comunicazioni ufficiali dell’azienda, ha socializzato tra
> tante persone saperi parziali che, un po’ alla volta, hanno composto un
> quadro generale. Idem per la Nike e tutte le altre campagne di
> boicottaggio. Idem per i pompelmi israeliani. Un boicottaggio non si
> improvvisa alla carlona, mettendo su un sito in 24 ore e invitando la
> gente a fare mail bombing a casaccio. L’Annosa Questione esiste da
> quindici anni, c’era tutto il tempo, da parte di chi l’ha sollevata, di
> fare ricerche, compilare dossier e “libri bianchi”, leggersi libri di
> storia dell’editoria (in questo thread abbiamo fornito parecchi link).
> Con tutta evidenza, questo è un lavoro che nessuno ha fatto.
> [...] Se un autore che pubblica per il gruppo Mondadori decidesse di
> smettere di farlo, priverebbe il gruppo stesso dei proventi derivati
> dalla vendita dei suoi libri? Solo parzialmente. La percentuale del
> prezzo di copertina che spetta all’editore in effetti finirebbe nelle
> tasche di un’altra casa editrice, ma questa è solo una fetta della
> torta. Infatti il gruppo Mondadori è anche azionista di maggioranza del
> principale distributore di libri italiano, nonché titolare di una delle
> due più grosse catene di bookstore del Belpaese. Significa che se si
> volesse evitare di portare soldi nelle tasche della famiglia Berlusconi
> bisognerebbe anche chiedere al proprio nuovo editore di non affidare la
> diffusione dei propri libri al suddetto distributore e di non venderli
> nei bookstore della catena Mondadori. Altrimenti sarebbe un boicottaggio
> parziale: vale a dire una contraddizione in termini.
> E’ significativo che Mancuso, nella sua ingenuità, non abbia nemmeno
> preso in considerazione la faccenda, proprio mentre ancora oggi su
> Repubblica ripropone la questione mettendo al centro l’aspetto
> prettamente economico (”a chi faccio fare i soldi con i miei libri?”).
> Questo dimostra una volta di più quanto i fautori del boicottaggio alla
> Mondadori ignorino i meccanismi dell’industria editoriale italiana e
> siano piuttosto in cerca di bei gesti di delegittimazione del tiranno.
> Il desiderio di semplifcazione che ormai ha contagiato la società
> italiana è il principale sintomo della vittoria psichica del
> berlusconismo. Ma la realtà resta più complessa e non si può districare
> con i bei gesti, solo con pratiche di resistenza lenta e duratura.
> Le pratiche di resistenza pertengono al modo in cui si decide di
> svolgere il proprio mestiere di scrittori. E questo riguarda il
> contenuto di ciò che si scrive; come si affronta il problema
> dell’estinzione dei lettori, o quello dell’impatto ecologico della
> propria attività, o ancora quello della fruizione dei testi letterari;
> insomma il tipo di cultura e di consapevolezza che si alimenta