Dicembre 26, 2011

Noi stiamo con Femminismo a Sud

Author: iQuindici - Categories: Meankia, Sassolini, Scritture - Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

Arriviamo come sempre in ritardo, e a questo punto probabilmente la storia la sapete.
Il blog Femminismo A Sud ha pubblicato qualche giorno fa un post intitolato “Chi ha sdoganato Casa Pound” nel quale, tra le altre cose, presentava una lista di persone che avevano sottoscritto un appello in favore della libertà di manifestare di “Blocco studentesco” (emanazione studentesca di CasaPound).

Dopo che, pochi giorni dopo, è saltata fuori la lista nazista di quelli colpevoli di aiutare gli immigrati. E ovviamente a qualche bella testa è venuto in mente di dire che “la logica è la stessa, il linguaggio è lo stesso”. (anche tra chi è attento a tematiche femministe, come Marina Terragni)
Segue dibattito.

Palle, ovviamente. Primo, non è corretto dire che quella pubblicata da Femminismo a Sud sia “una lista dei nomi di quelli e quelle che hanno scelto di occuparsi di Casapound, che ne hanno scritto e ne hanno raccontato, quasi sempre non condividendone affatto l’impostazione politica e culturale. Quella lista può voler dire una sola cosa: questi giornalisti e intellettuali vanno individuati e “sanzionati” per quello che hanno scritto e detto, anzi, semplicemente per il fatto di avere scritto e detto, a prescindere dai contenuti.” In realtà, la lista era una lista di persone che non hanno “scritto” su CasaPound, ma hanno firmato un appello espressamente in favore dell’organizzazione e del suo diritto a manifestare le sue repellenti ideologie.
(mi ripugna linkare il sito di CasaPound, ma per amor di cronaca… [www.casapounditalia.org])

Secondo. Quand’anche fosse, il discorso è molto serio: certo che queste persone vanno inchiodate alle loro responsabilità. Se un tipo di Casa Pound è passato dalle idee di violenza alle pallottole è stato (anche, in parte) perché un mucchio di persone ha decretato che quelle idee avevano piena legittimità in democrazia. Qui non si discute del fatto di “raccontare il fenomeno” (com’è che diceva la Terragni? “altri ritengono che il fenomeno sia interessante e vada raccontato”). Si tratta di accoglierlo nel consorzio sociale. E, su questo, c’è poco da discutere: la parte da cui stare è una sola.

Io sto con Femminismo a Sud

Fin qui il pezzo che avevo scritto e sottoposto all’attenzione de* quindicin* qualche giorno fa (iQuindici postano al passo del cetaceo perché hanno una struttura profondamente democratica, ogni cosa va sottoposta alla discussione e approvazione ecc). Nel frattempo, però, son successe diverse cose in rete, e almeno una va detta: una dei giornalisti citati nel famoso post di Femminismo a Sud, Alessandra Di Pietro, ha pubblicato sul proprio blog il reportage sulle donne in CasaPound uscito su Gioia nel 2009. Certo, lamentarsi di essere esposta al giudizio di migliaia di persone perché il proprio lavoro è citato in un blog, dopo che lo stesso lavoro è pubblicato su una rivista che fa 200000 copie la settimana suona un po’ strano.

Altrettanto strane suonano le accuse di irresponsabilità, per aver esposto la giornalista alle rappresaglie “di una qualche testa calda che per sentirsi antifascista pensa di perseguitarmi (in rete, sotto casa, personalmente)“, ma da queste accuse le compagne di Femminismo a Sud si difendono benissimo da sole. (tra l’altro, quale delle due parti ha preso in mano una pistola e fatto una strage? CasaPound o chi li accusa?) Quello che invece mi preme sottolineare è come la Di Pietro rivendichi la propria storia personale come garanzia: “Io non sono fascista”, dice. E questo dovrebbe bastare a dimostrare che, pertanto, anche i suoi pezzi non lo siano.

Equivalenza errata, purtroppo. Se, in quanto giornalista, vuoi “raccontare il fenomeno”, di quel fenomeno devi cogliere la complessità. Specialmente se stai parlando di un movimento politico: i programmi, a parole, son tutti belli, se non sei tu cronista, con le tue domande, a far emergerne le contraddizioni. E invece la Di Pietro come se la cava? “Del fascismo storico abbiamo parlato poco, loro non ne avevano nessuna voglia.” Ah, ecco. Suppongo che anche se intervistassi Hitler, egli preferirebbe parlare della sua cinofilia e del suo convinto vegetarianesimo, piuttosto che dello stermino di milioni di persone. E Bernardo Provenzano? Anche lui un self-made man, dall’estetica retrò e di letture ricche ed eccentriche; se non sei tu a chiedergli conto dei bambini sciolti nell’acido e dei miliardi fatti con droga e traffico d’armi lui si presenta come uno che ha dato lavoro a tante persone e portato ordine nella sua città (tra l’altro, posti di lavoro dati a scapito di chi? Domanda che magari sarebbe carino farsi anche su CasaPound, il cui tanto lodato approccio sociale alla questione casa pare non sia stato esente da nepotismi - e comunque è indirizzato solo ai cittadini italiani).

Insomma, a maggior ragione se la Di Pietro non è fascista (e la sua storia personale - è vero - lo testimonia - io, da siciliano, ho una malata predilezione per la gente che scriveva sul primo Avvenimenti), il suo approccio modaiolo a un’organizzazione di fascisti, come se (ha detto qualcuno tra i commenti del suo blog) essere fascisti fosse una delle qualsiasi bizzarrie che si incontrano in una società libera, come l’ufologia o il free climbing - questo approccio, dico, manca i doveri del cronista. Si potrebbe rispondere che quello era l’unico approccio possibile su Gioia, che ospita articoli di costume e non inchieste di cronaca politica, o perlomeno la sua cronaca politica ha appunto un approccio da rivista femminile. Giustissimo, ma allora io obietto: te l’ha prescritto il medico di parlare di Casa Pound? Parla d’altro. Se porti i temi di “Godere” al pubblico di Gioia fai una grandissima operazione politica, se porti la fighetteria fascista esponi il fianco alla critica di essere non una “fiancheggiatrice”, come tu hai tendenziosamente scritto, ma una “sdoganatrice”, diceva il post incrimniato, di ideologie che facevano meglio a restare nella fogna.

E nemmeno vale, come hai fatto, continuare a sviare il problema: sì, ma se ci sono i motivi di chiudere CasaPound, perché dirlo adesso e non prima? E perché proprio CasaPound e non la Lega, non è altrettanto razzista la Lega? E non ci sono diecimila ragioni strutturali per cui il razzismo nel nostro quotidiano eccetera eccetera? Risposta: sì, giustissimo. E infatti Femminismo a Sud, iQuindici, e altre mille e mille piccole e grandi realtà di movimento si sono impegnate contro i fascisti adesso e anche prima, contro i fascisti dichiarati di CasaPound e anche contro quelli travestiti da neoliberisti o da regionalisti, contro le grandi azioni di governo e anche contro il piccolo sintomo nel linguaggio quotidiano.

D’altra parte, se giustamente osservi: “se un criminale si sente un eroe ad ammazzare due uomini neri non dobbiamo guardare solo al dito che ha premuto il grilletto ma anche a chi gli ha fatto credere che stava facendo qualcosa di giusto stando sbracato a sbraitare sulla poltrona di casa, sui sedili dell’autobus, per strada”, noi non possiamo che concordare. Solo, ci sembrava giusto farti notare che, tra quel “chi”, ci sei un po’ anche tu, che non gli hai detto “fai bene a sbraitare”, ma solo “quanto siete fighi quando sbraitate”.

Novembre 4, 2008

Pianura Padana Burning

Author: iQuindici - Categories: Sassolini - Tags: , , , ,

Una proposta del genere doveva arrivare, in effetti. Di più, dopo gli auspicati cannoneggiamenti ai canotti pieni di persone allo sprofondo, dopo le starnazzanti proposte di classi separate per i bambini stranieri, un’idea così non poteva che essere una logica conseguenza, inserita in un piano perfettamente chiaro.
Adesso alla lega nord non basta più proporre il tiro al piccione sulla gente che annega al largo delle nostre coste, o sognare una società modellata su quella americana sì, ma degli anni ’50, con scuole e chissà, un giorno anche posti a sedere sugli autobus solo per bianchi. La soluzione finale in salsa padana si presenta travestita da emendamento, e si concentra sull’articolo 35 del Testo Unico sull’immigrazione, che regolamenta l’assistenza sanitaria per gli stranieri non iscritti al servizio sanitario nazionale.
Il comma 5, in particolare, secondo i cinque senatori firmatari andrebbe cancellato:
‘L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.’
Allo stesso modo, dovrebbero essere segnalati alle autorità anche gli stranieri che non possono pagare le prestazioni sanitarie.
I medici, insomma, dovranno curare gli italiani e fare i gendarmi con gli stranieri. Impossibile non ricordare certe immagini del G8 di Genova, con i manifestanti contusi portati via dalle volanti davanti alle entrate dei pronto soccorso. Impossibile non pensare che certi eventi, in Italia, somiglino sempre alle prove generali di qualcos’altro.

Gli appelli e le denunce, oltre alla proposta ufficiale della lega, sono tutti scaricabili qui: http://www.simmweb.it/

PaolaR