Eddai su, tanto lo sapete che almeno una volta all’anno tocca a tutti. Che siate precari rassegnati o punkabbestia omologati, anche voi ce l’avrete una zietta illibata, un vicino ottuagenario con la brillantina, un cugino cinquantenne che vi pare un po’ ritardato. Anche voi, almeno una volta all’anno, sarete presi in trappola e dovrete dire le due ferali parole. Almeno alla zia, al vicino, al cugino.
Tanti auguri, già.
Li facciamo anche noi, tanti auguri, e non per bieco conformismo, ma perché ci sa che ne avremo un gran bisogno, nei mesi a venire.
Prima di tutto, doveroso e autentico, tanti auguri ai cento e fischia eroi del popolo che sono accorsi a darci una mano per leggere i manoscritti: grazie ragazzi, è bello sapere che ci siete.
Tanti auguri a tutti quelli di noi che si vedranno scadere lo squilionesimo contratto a progetto e questa volta dovranno andare a casa sul serio, e adesso sono ancora lì che un poco non ci credono, non ci possono credere, e figurati se può succedere a me, una cosa del genere.
Tanti auguri ai cassintegrati, costretti a fare i conti della serva su ogni bistecca, costretti a vergognarsi per un fallimento che non hanno provocato loro, unici a farlo di una piramide dai vertici sempre più ottusi.
Tanti auguri a quelli che tra noi hanno assistito intontiti agli eventi politici di quest’anno triste. A quelli che si sono ritrovati extraparlamentari in una notte. A quelli che non hanno avuto il coraggio di rispondere a qualche razzista da autobus e giustamente ancora se ne vergognano. A quelli che pensano da troppo tempo di non essere coinvolti e aspettano i cicli pietosi della storia per riprendere a respirare.
A tutti quelli che si sono chiesti dove fossero i forconi da impugnare per la presa del palazzo d’inverno, dove diavolo fosse il palazzo d’inverno, dove minchia fossero finiti tutti gli altri che avevano promesso di essere in prima fila.
Tanti auguri a noi, ma anche un po’ svegliamoci presto, per piacere…

PaolaR