(nel senso che questo post è politico. Oppure che questo discorso è post-politico, viene dopo uno politico… vabbè, sono mbriaco di prima mattina)
Per motivi che non sto a raccontarvi mi trovo a scartabellare una raccolta dei discorsi parlamentari di un noto politico italiano. Ho trovato questo intervento che vorrei sottoporvi. Vi prego, non correte giù a cercare il nome dell’autore: leggete prima il testo, vi do solo l’inizio.

Dirò ancora una sola parola sulla questione del matrimonio delle telefoniste, perché sono convinto che essa dovrà tornar innanzi al Parlamento, per ragioni intuitive di senso morale. [Qui salto qualche riga] Si è poi creata una leggenda (io affermo senza dimostrare, perché il tempo non ci permette di discutere), si è creata una vera leggenda intorno alla incapacità al lavoro, che colpirebbe le telefoniste, dopo il matrimonio, durante la maternità.

Ebbene, quando è stato scritto? Se questa cosa venisse pubblicata sul giornale di domattina, non sembrerebbe anche a voi naturale? Anzi, forse verrebbe da dire oh, guarda, finalmente se ne occupano!, visto che ci sembra che questioni di genere e diritti di chi lavora siano temi, come dire, un po’ lontani dalla sensibilità dei nostri politici.
In realtà, a onor del vero, l’oratore più avanti si lascia andare a una battuta un po’ sessista per l’orecchio moderno – e non diremo che si giustifica per l’epoca; ma confidiamo che Anna Kuliscioff gli abbia dato una bella tirata d’orecchie… perchè, sì, è Filippo Turati, 1909.
Quello che mi mette in imbarazzo è come alla fine, più di un secolo dopo, siamo tornati là: i nostri diritti sono andati così all’indietro che, a sapere che se ne discute oggi, questa roba di cent’anni fa sarebbe un passo avanti.