Il Presidente Obama ha visitato Ground Zero, dopo essere stato alla caserma dei pompieri di Midtown Manhattan. La cattura e uccisione di Osama Bin Laden pare aver messo fine ad uno dei tanti capitoli della nostra storia. Il terrorismo non è sconfitto, ma il segnale di un’America che non perdona torna ad essere ben chiaro, dopo tanti fallimenti.

Obama si reca dunque a rendere omaggio alle vittime dell’11 settembre, incontra le famiglie delle vittime e tutto avviene in una giornata così tersa e luminosa che i commentatori si sono affrettati a paragonarla a quel terribile 9/11 di dieci anni fa, quando la tragedia si compì sotto un cielo immacolato.

Io ho abitato recentemente e per qualche tempo a neanche 100 metri da Ground Zero, al 15 di Park Row, prima di trasferirmi su una striscia di deserto, e lasciai New York sommersa dalla neve, a congelare tra venti di ghiaccio. Vederla in diretta tv, vedere quegli angoli di strada che percorrevo quotidianamente brillare al sole, mi ha fatto sentire come lontana da casa.

L’omaggio di Obama non poteva avvenire in una giornata più rappresentativa.

 

15 Park Row è un palazzo relativamente basso di circa 30 piani, finito di costruire nel 1899 in una New York che ancora non stava cambiando faccia sotto la mano pesante di Robert Moses (raccomando il tomo di Robert A. Caro, The Power Broker,  che vinse il Pulitzer nel 1975). Il palazzo lo si nota in tutte le foto d’epoca della zona, beato e dignitoso che guarda la City Hall.  Scelsi di stabilirmi lì tutto il periodo richiesto per comodità, andare al lavoro a piedi, ma c’erano anche quelle due cupole all’ultimo piano che mi ricordavano il tempio in cima al “palazzo di Ghostbusters” al 55 di Central Park West… insomma una scelta non convenzionale quella di risiedere in un palazzo tanto spamparagnato, con l’ingresso perennemente ostruito da ponteggi e quel via vai di nerd che popolano il famosissimo negozio di elettronica J&R.  Ma è così che alla fine si è dispiegato un piccolo destino, il mio, che ha voluto farmi fare i conti con un 11 settembre disertato.

Per me la Storia trova sovente una corrispondenza ad un livello intimo, personale, e la fine di Bin Laden è associabile alla fine di quelle persone che si gettarono dalle Torri Gemelle terrorizzate di morire bruciate. Ogni giorno per molti mesi, lungo la Broadway, il mattino verso Wall Street e la sera verso casa, sono passata a fianco di Ground Zero e ogni giorno ho ingoiato tutto il cinismo espresso quel lontano 11 settembre, quando con i Bush l’America si era fatta nemica il mondo intero. Non mi sentivo degna di piangere quei morti che ora mi pareva di vedere gettarsi dai grattacieli in fiamme, fantasmi che hanno popolato le mie notti in Park Row.

Notti sempre rumorose a Downtown, con i lavori frenetici ai grattacieli (sono cresciuti a vista d’occhio) e le incessanti sirene dei pompieri, che a Manhattan la fanno veramente da padroni.

La Storia dunque mi ha chiamata all’appello perché ne riconsiderassi i termini e il destino evidentemente ha seguito un percorso beffardo.

 

Come per tanti aspetti della vita in Lower Manhattan, al 15 Park Row anche l’impianto di riscaldamento è molto rumoroso, ma Nick il supervisor dagli occhi di ghiaccio non mi ha mai dato retta, “lavoro qui da quarant’anni e conosco il palazzo”. Così ha ignorato le mie segnalazioni guardandomi con aria noncurante traslocare inutilmente su piani diversi alla ricerca di silenzio, fino alla zampata finale quando disse ai suoi di buttare via le scatole giunte per il mio trasloco di rimpatrio. A Nick non fregava proprio niente di una stronzetta di passaggio. Lui era di New York e l’11 settembre deve averlo vissuto tutto, prima in quella splendente mattina azzurra e poi certamente tra i soccorsi all’entrata del palazzo, dove centinaia di persone avranno cercato riparo tra la cenere, l’angoscia e, come mi hanno raccontato alcuni testimoni, il terrore puro.

Ho pensato a Nick seduto di nuovo in quella hall al 15 Park Row, mentre il Presidente Obama deponeva una corona di fiori a Ground Zero, immaginando che se fossi ancora lì era giunto il tempo di chiedergli del suo 11 settembre.