La cosa, com’era auspicabile, pare non esser passata. Il presidente della provincia ha preso le distanze dal suo assessore:

“Ritengo che quella di Speranzon sia un’iniziativa a titolo personale e non espressa nel suo ruolo istituzionale. Qualora presentasse la proposta in giunta, sappia che la provincia di Venezia non la sosterrà. Le biblioteche sono un luogo libero”.

Il che non può considerarsi soddisfacente. Intanto non si capisce in che modo un assessore possa intervenire su un tema inerente la sua amministrazione di competenza, inviando lettere agli amministrati, in veste che non sia quella istituzionale.

Secondo, il problema, nel caso non fosse chiaro, non è l’atto amministrativo. E’ l’atteggiamento intimidatorio. Il fatto che gli organizzatori facciano una conferenza congiunta col rappresentante di un sindacato di Polizia. Chi prende le distanze da questo inaccettabile assessore? Il suo partito? La coalizione? La sua base elettorale?
Il fascismo, prima ancora che essere un problema amministrativo, è un problema di sensibilità del popolo, e noi ci siamo dentro fino al collo: ognuno merita il regime che sopporta. E, se non lo vogliamo, non abbiamo che da non soppportarlo.

E poi, era ovvio che un’enormità del genere non poteva passare al primo colpo. Stiamo attenti, però, a non permettere che simili violazioni del diritto di espressione entrino nel campo del ‘normale’ dibattito politico. La diffusione, come si suol dire, del ‘meme’ è rischiosissima. Tra un po’ ci riproveranno: non facciamoci trovare impreparati.