A vederli nel tunnel, come vitelli instradati prima del macello, la rabbia diventa furia. 

Sono passate 48 ore dalla morte di 19 giovani alla Love Parade e la rabbia non passa.

Di quei giovani non frega niente a nessuno.

Questa civiltà decadente di piccolo borghesi guarda la partecipazione ai concerti con aria di sufficienza “ noi si che andavamo ai concerti tosti” e osserva quei ragazzi che appaiono troppo per bene e poco credibili nel loro bisogno di musica e di sballo. Eppure ne muoiono ogni settimana di sballo, eppure i concerti si susseguono con milioni di persone che cantano e sono felici di essere lì.

 

A Duisburg sono morti per indifferenza. Le misure di sicurezza sono state pensate per un gregge che poteva essere guidato da qualche cane da guardia. Non cittadini con il diritto a muoversi e spostarsi in Duisburg su percorsi da loro scelti, non giovani cui garantire sicurezza in un contesto critico, non ragazzi con le loro paure.

Il panico è micidiale e non bastano gli avvertimenti di chi la strada la conosce “quando sei in una situazione di massa in panico, cerca un angolo, mettiti contro un muro e non muoverti”, la paura è sorprendente e incontrollabile. L’indifferenza delle autorità diventa però omicidio.

E’ l’indifferenza di una società e di una politica che non sa cosa farsene dei giovani, che nel ranking della spesa per istruzione scolastica risulta tra il 70 e 80 esimo posto nel mondo, con tassi negativi di crescita della popolazione, con il fastidio verso bambini e ragazzi il cui futuro è stato eroso dalle generazioni precedenti, da noi.

 

Gli organizzatori hanno annunciato che con Duisburg finisce la Love Parade, vorrei che non fosse così, che la paura non immobilizzasse il bisogno di perdere il controllo, di musica ad alto volume, perchè siamo stanchi noi degli appartamenti a luci soffuse, della misura nel dialogo e della padronanza dei gesti.