Tre fotogrammi che restano lì. Tanti potrebbero bastare a disegnare la situazione di questo paese sull’orlo di un nuovo autunno.
Tre fotogrammi, e vorresti capire come collocarli, se avessero un senso.
Il primo, la faccia di un ragazzo assassinato a sprangate per aver rubato un pacco di biscotti. Nel mentre che lo sprangavano gli gridavano anche sporco negro, ma questo è un dettaglio, per carità, lo avrebbero ammazzato anche fosse stato un pensionato padano. Una linea difensiva ineccepibile e rassicurante.
Il secondo, due ragazzi massacrati di botte perché sospettati di voler rubare in un supermercato. La mini squadraccia in camice bianco si risente per la pubblicità mediatica e si giustifica dicendo eh insomma, li tenevamo d’occhio da un po’, lo sapevamo che erano dei ladruncoli, e che gli fai a chi ruba?
Ultimo fotogramma, che uno potrebbe pensare che non c’entra niente, un disegnatore pubblica una vignetta. Pistola in primo piano, la stessa espressione stravolta che si vede ormai molto spesso in giro per il condominio Italia. Il personaggio disegnato è un’ex guardia giurata senza lavoro. Si rivolge al ministro Brunetta.
Scoppia lo psicodramma. La pistola puntata no, non si può. Si può scherzare con tutto, ma non così, dai. E la redazione de L’Unità abbozza e chiede scusa se qualcuno ci è rimasto male.
È che ormai in questo paese ti fanno vedere tutto, ma proprio tutto, così non si fa più attenzione a niente. Ti fanno credere che un ladro di biscotti merita la morte o almeno un fracco di botte, che ormai la gente è stufa e via sbracando verso l’abisso, ma poi si spaventano se gli mostri che l’arma potrebbe anche ritorcersi contro di loro.
È un lungo autunno, quello che abbiamo davanti. Lo passeremo ad accostare fotogrammi, a cercare di capire come si incastrano tra loro. Lo passeremo ad aspettare che finisca.
Paola Ro


6 Comments until now
Ciao Paola, e complimenti per l’idea del blog. Solo due parole a margine del tuo post: “Lo passeremo ad aspettare che finisca” non ti sembra un po’ rinunciatario? Non dico di arrivare alle pistole - non sento proprio la mancanza degli anni in cui si sparava a destra e a manca - ma qualcosa di più che aspettare si potrebbe provare a fare, no?
Concordo in pieno Massimiliano. Leggendolo stamane avrei cambiato in: “Lo passeremo lottando perché finisca”; è uno dei motivi di questo blog. Grazie della visita.
Paolo r
Ciao Massimiliano e benvenuto.
L’idea del blog ci è venuta proprio per questo, per evitare di restare in questo sconforto passivo da cui sembra impossibile riemergere… inevitabile, purtroppo, ricaderci ogni tanto, soprattutto per me…
Faccio ammenda e cambio idealmente il finale del post.
Mi piace l’head Patti Chiari. Suona vagamente ironico a quello lanciato due-tre anni fa dalle banche italiane e che adesso si schianta sui cittadini investitori. C’è qualcosa di sinistramente positivo in questo disastro
è assurdo. sono sistemi valoriali sballati, in esplosione, a frammenti: più indignazione per la satira che per i fatti, per una vignetta più che per un ammazzato a sprangate. più per bandiere bruciate che per teste spaccate. questo è quello che accade. ci vorrebbe più coraggio, più forza contro le intimidazioni di potere, politica e media. basterebbe leggersi qualche pagina de Il Male per rendersi conto di quanto la satira di oggi sia più morbida, di quanto si osi di meno, di quanto, in fondo, si punti solo a strappare un sorriso ma mai una riflessione. guai. chiediamoci come possiamo reagire a tutto questo. proviamoci.
Oggi è come (o almeno io mi sento così) avessimo tutta la luce alle nostre spalle e solo buio profondo davanti. E la luce non è il chiarore sereno di tranquille notti d’estate, ma un baluginare puzzolento di fuoco, fiamme, esplosioni, rosso di sangue, fragori e traccianti nel cielo. Non sappiamo ancora dove guardare. Non sappiamo se sia meglio addentrarci nel buio e nello sconosciuto o continuare a leccarci le ferite. Ancora non ci siamo ripresi dalla constatazione che, per la prima volta, il mondo che (forse) lasceremo ai nostri figli sarà (se sarà) molto più brutto di quello che ci hanno consegnato i nostri padri. Forse a loro (ai padri) era andata meglio. Bisogna capire da dove ricominciare, come ricominciare: anche io ho fiducia, anche io voglio trovare una stella da seguire. O indicarla ad altri. Anche io voglio lottare perchè quest’autunno finisca.
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