Vauro su Il Manifesto del 30/09/2008

Vauro su Il Manifesto del 30/09/2008

Tre fotogrammi che restano lì. Tanti potrebbero bastare a disegnare la situazione di questo paese sull’orlo di un nuovo autunno.
Tre fotogrammi, e vorresti capire come collocarli, se avessero un senso.
Il primo, la faccia di un ragazzo assassinato a sprangate per aver rubato un pacco di biscotti. Nel mentre che lo sprangavano gli gridavano anche sporco negro, ma questo è un dettaglio, per carità, lo avrebbero ammazzato anche fosse stato un pensionato padano. Una linea difensiva ineccepibile e rassicurante.

Il secondo, due ragazzi massacrati di botte perché sospettati di voler rubare in un supermercato. La mini squadraccia in camice bianco si risente per la pubblicità mediatica e si giustifica dicendo eh insomma, li tenevamo d’occhio da un po’, lo sapevamo che erano dei ladruncoli, e che gli fai a chi ruba?
Ultimo fotogramma, che uno potrebbe pensare che non c’entra niente, un disegnatore pubblica una vignetta. Pistola in primo piano, la stessa espressione stravolta che si vede ormai molto spesso in giro per il condominio Italia. Il personaggio disegnato è un’ex guardia giurata senza lavoro. Si rivolge al ministro Brunetta.
Scoppia lo psicodramma. La pistola puntata no, non si può. Si può scherzare con tutto, ma non così, dai. E la redazione de L’Unità abbozza e chiede scusa se qualcuno ci è rimasto male.
È che ormai in questo paese ti fanno vedere tutto, ma proprio tutto, così non si fa più attenzione a niente. Ti fanno credere che un ladro di biscotti merita la morte o almeno un fracco di botte, che ormai la gente è stufa e via sbracando verso l’abisso, ma poi si spaventano se gli mostri che l’arma potrebbe anche ritorcersi contro di loro.
È un lungo autunno, quello che abbiamo davanti. Lo passeremo ad accostare fotogrammi, a cercare di capire come si incastrano tra loro. Lo passeremo ad aspettare che finisca.

Paola Ro