Gennaio 12, 2009

Critica della ragion comune

Author: iQuindici - Categories: Sassolini - Tags: , , ,

L’esercito israeliano, con il consenso della stragrande maggioranza della popolazione di Israele sta compiendo massacri tra la popolazione di Gaza per raggiungere obiettivi politici e militari non ben chiari (e mi riferisco qui solo a quelli confessabili, non ad esempio al fatto che il partito al potere ha bisogno di una dimostrazione muscolare in vista delle prossime elezioni).

Hamas, che alle ultime elezioni ha ottenuto tra i palestinesi un’amplissima maggioranza, ha nel suo statuto l’obiettivo di cancellare lo stato di Israele. Sta opponendosi alla tregua anch’essa per raggiungere obiettivi non ben chiari (e anche qui mi riferisco a quelli confessabili: non alla semplice popolarità tra la diaspora palestinese)

Se ci limitassimo a queste semplici ed ovvie constatazioni non potremmo che fare un passo indietro dicendo “vinca il migliore” (nel senso di più forte) oppure un passo avanti combattendo per l’uno o per l’altro a seconda delle nostre affinità.
L’obiettivo di Hamas è giustificato da decenni di sopravvivenza in condizioni quasi insostenibili della popolazione palestinese: almeno è così per la maggioranza dei palestinesi, per una gran parte degli arabi e per chi, più in generale, sente maggiori affinità (o ritiene di trarre vantaggio dal dimostrarne) con la causa palestinese.
L’obiettivo di Israele è giustificato dalla necessità di garantire la propria sopravvivenza all’interno di un’area in cui rappresenta una ristrettissima minoranza non certo amata. Almeno è così per la maggioranza degli israeliani, per una gran parte delle comunità ebraiche sparse per il mondo e per chi, più in generale, sente maggiori affinità (o ritiene di trarre vantaggio dal dimostrarne) con la causa israeliana.
Gli uni e gli altri, al di là delle dichiarazioni di comodo che possono fare, non offrono  nessuno sbocco ad una possibile trattativa tra pari che possa portare ad una soluzione. L’unica possibilità che lasciano è la vittoria militare ed il conseguente annientamento – o totale sottomissione - degli uni o degli altri.

La posizione che purtroppo è al momento la meno ascoltata e quella che ha minor risonanza tra i media e nelle prese di posizione ufficiali è che solo un passo indietro sui “princìpi” può portarci ad un ragionamento più complesso e perciò più umano che abbia la possibilità di sfociare in accordi che portino prima alla pace e quindi alla convivenza ed addirittura all’integrazione.
Questo inascoltato ragionamento (ovviamente più complesso ed articolato della mia banale semplificazione) è fatto da molti palestinesi, da molti israeliani, da molti musulmani e da molti ebrei. Cito, a puro scopo esemplificativo, il bell’appello firmato congiuntamente da Ali Rashid e Moni Ovadia (“La questione morale del nostro tempo” apparso su Il Manifesto del 8 gennaio).

Ci sono molti modi per non ascoltare o peggio ridurre al silenzio questa posizione; il più utilizzato è la generalizzazione.
Hamas è un movimento di radice religiosa musulmana che compie azioni di guerriglia contro uno stato sovrano. Dunque è un gruppo terrorista musulmano. Dunque (USA docet!) qualsiasi mezzo è lecito per combatterlo. E siccome la popolazione palestinese lo appoggia, almeno in gran parte, se muoiono i palestinesi si tratta di fastidiosi ma inevitabili effetti collaterali.
Israele è lo stato ebraico. Le comunità ebraiche appoggiano e finanziano Israele. Dunque gli ebrei sono responsabili delle stragi di palestinesi. Dunque contestare gli ebrei è giusto per difendere i palestinesi.

Il secondo (che deriva direttamente dal primo, ma è utilizzato prevalentemente da chi detiene il potere dell’informazione) è la confusione.
I neonazisti tracciano svastiche e stelle a cinque punte sulle vetrine dei negozi di ebrei. I “comunisti” tracciano scritte che danno del boia a Israele e bruciano la sua bandiera. I manifestanti contro il massacro in Palestina a volte bruciano la bandiera israeliana e normalmente comprendono anche dei comunisti. Dunque chi  protesta contro il massacro dei palestinesi alla fin fine è antisemita: magari non lo diciamo esplicitamente ma la stretta associazione tra le notizie lo lascia intendere piuttosto chiaramente.

Che fare? Evitiamo prima di tutto di generalizzare. Tra uno stato e le persone che lo abitano c’è una bella differenza! Altrimenti tutti gli italiani avrebbero dovuto fare la fine di Mussolini e tutti  tedeschi subire il processo di Norimberga. In Israele ci sono persone, associazioni e partiti che non condividono affatto l’azione del governo e che lavorano insieme a palestinesi altrettanto “dissidenti” per promuovere il dialogo, la convivenza pacifica e la collaborazione.
Ciò vale ancor più per gli ebrei della diaspora: forse nessuno “rinnegherà” Israele, almeno fino a che non sia definitivamente cancellata dalla memoria dell’umanità la tragedia della Shoa. Ma ci sono ortodossi e laici (perfino atei pensa un po’!), ci sono integralisti e moderati, ci sono favorevoli e contrari. Aiutiamo ad esempio la voce dell’Associazione Ebrei per la Pace che condanna da sempre le politiche anti palestinesi ed anche le prese di posizione filo israeliane a priori dei rappresentanti di alcune comunità (tra cui quella italiana).
Invece di portare le manifestazioni a ridosso dei quartieri ebraici a contestare, portiamole li ad invitare le persone a distinguere tra diritto all’esistenza e incarcerazione di un popolo; tra diritto all’autodifesa e massacro dei civili. Ricordiamo loro che gli antifascisti erano con loro quando venivano massacrati in nome dell’autodifesa e della supremazia della razza ariana. Ricordiamo loro che le radici stesse del comunismo sono legate in maniera imprescindibile al pensiero ebraico, o quantomeno a pensatori ebrei; e già che ci siamo ricordiamocelo anche noi.

Distinguiamo le persone dalle idee. Le idee non muoiono, le persone si. Uccidere e persone non ha mai ucciso le idee, mentre far cambiare idea alle persone può rendere inoffensive le idee facendole divenire minoritarie.

Gennaio 6, 2009

Senza parole

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Flag of Palestine