Dicembre 31, 2008

Ma guarda questi padani che vengono a casa nostra a rubarci il lavoro

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Alla fine di un anno surreale, grottesco, quale quello che volge al termine, pensavamo che ormai niente ci avrebbe piu’ stupito e invece, prima di accomiatarsi, ecco il 2008 ci riserva l’ ultima sorpresa. Mi sono imbattuto in questa invettiva anti lumbard, apparsa sul periodico online della Lega dei Ticinesi, la controparte elvetica delle camice verdi nostrane. Beh, considerato che non e’ uno scherzo direi che e’ tutta da gustare…

…A Varese, 15 chilometri dal confine a dir tanto, non sanno nemmeno cosa siano i Bilaterali? Bilatechè? Ue’, quaglio’, ecchemminchia sono ‘sti bilaterali di cui ciancia ‘sto signore?!!! Ecchennessò, cumpa’, nunmiscassà che sto guardando la tivì!
Varese, provincia di Varese, Padania, Lombardia! Manco a chiedere informazioni sugli accordi di Dublino! Macchè, i Bilaterali e la reciprocità in Questura e in Prefettura non li hanno mai sentiti dire! Nonostante da Varese, Como e province limitrofe entrino ogni giorno in Ticino 40mila frontalieri!
Non solo nei covi dei fuchi di Stato – Questura e Prefettura - non hanno la più pallida idea di che cosa siano gli accordi tra Svizzera e Unione europea, ma neppure alla Camera di commercio di Varese i funzionari dicono di non avere informazioni e fanno orecchie da mercante! Che lo facciano apposta, così, tanto per evitare che i ticinesi si mettano in testa di poter fare concorrenza ai lumbard?! Il dubbio è lecito!
Sta di fatto che una piccola impresa ticinese che ha maldestramente tentato di concorrere per un appalto da 60mila euro per lavori nell’ambito dei Mondiali di ciclismo di Varese ha dovuto tornarsene a casa con le pive nel sacco!
Alla faccia della reciprocità di cui tanto cianciano i nostri politicanti europeisti! Mentre per lavorare in Ticino aziende e liberi professionisti del Belpaese devono semplicemente compilare un formulario stampabile dal sito internet del Cantone!
Intanto, nel frattempo, mentre noi continuiamo a fare i primi della classe e a far accomodare cani e porci a casa nostra, aprendo porte, portoni e opportunità financo ai pluricondannati per rapina a mano armata, dall’altra parte del confine si fregano le mani! A occhio e croce, e non crediamo di sbagliare di molto, ogni giorno imprese italiane svolgono in Ticino nei vari settori dell’economia lavori per almeno un milione di euro!!! Vedrete tra un po’, quando arriverà la crisi vera! La nostra gente girerà con le pezze al culo e gli altri si faranno le palle d’oro!

Questo articolo e’ apparso su il mattino online
http://www.mattinonline.ch/content/view/6288/68/

Buon 2009!!

Valeriop

Dicembre 24, 2008

Il post più banale che succede a natale

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Eddai su, tanto lo sapete che almeno una volta all’anno tocca a tutti. Che siate precari rassegnati o punkabbestia omologati, anche voi ce l’avrete una zietta illibata, un vicino ottuagenario con la brillantina, un cugino cinquantenne che vi pare un po’ ritardato. Anche voi, almeno una volta all’anno, sarete presi in trappola e dovrete dire le due ferali parole. Almeno alla zia, al vicino, al cugino.
Tanti auguri, già.
Li facciamo anche noi, tanti auguri, e non per bieco conformismo, ma perché ci sa che ne avremo un gran bisogno, nei mesi a venire.
Prima di tutto, doveroso e autentico, tanti auguri ai cento e fischia eroi del popolo che sono accorsi a darci una mano per leggere i manoscritti: grazie ragazzi, è bello sapere che ci siete.
Tanti auguri a tutti quelli di noi che si vedranno scadere lo squilionesimo contratto a progetto e questa volta dovranno andare a casa sul serio, e adesso sono ancora lì che un poco non ci credono, non ci possono credere, e figurati se può succedere a me, una cosa del genere.
Tanti auguri ai cassintegrati, costretti a fare i conti della serva su ogni bistecca, costretti a vergognarsi per un fallimento che non hanno provocato loro, unici a farlo di una piramide dai vertici sempre più ottusi.
Tanti auguri a quelli che tra noi hanno assistito intontiti agli eventi politici di quest’anno triste. A quelli che si sono ritrovati extraparlamentari in una notte. A quelli che non hanno avuto il coraggio di rispondere a qualche razzista da autobus e giustamente ancora se ne vergognano. A quelli che pensano da troppo tempo di non essere coinvolti e aspettano i cicli pietosi della storia per riprendere a respirare.
A tutti quelli che si sono chiesti dove fossero i forconi da impugnare per la presa del palazzo d’inverno, dove diavolo fosse il palazzo d’inverno, dove minchia fossero finiti tutti gli altri che avevano promesso di essere in prima fila.
Tanti auguri a noi, ma anche un po’ svegliamoci presto, per piacere…

PaolaR

Dicembre 16, 2008

Sformato in crescendo

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Premessa.
Forse ogni cosa mi sembra buona oggi perché ho evitato una frana sul treno che mi riportava a casa dopo un’estenuante turno di lavoro in cui anche il mio treno ha rischiato di andarsene per cazzi suoi visto il meteo avverso.

Sformato in crescendo dicevamo.
In crescendo come l’acqua del Tevere, che se ferma se ferma…ma sempre in agguato se ne sta.
In crescendo come l’età pensionabile, fottuto brunetta…io mi faccio il culo tutti i giorni e voglio la pensione a trent’anni, altro che i parlamentari.
In crescendo come il vantaggio della PDL sul centrosinistra in Abruzzo,maledetta la sinistra italiana che s’è scordata che è di sinistra.
In crescendo, appunto, come l’astensionismo di chi s’è rotto il cazzo de sta gentucola che nsa manco quanto costa un litro de latte.
In crescendo come la zero tolleranza verso l’alcol, con cui sarei assolutamente d’accordo (malgrado i miei evidenti problemi con l’alcool, se si facessero controlli seri e non persecuzioni.
In crescendo come il numero dei prigionieri palestinesi liberati… benedetto sia ogni vero atto di distensione.
In crescendo come il numero di esposti contro “la puzza di curry” nei condomini, perché abbiamo già dimenticato le nostre povere zuppe contadine a base di cavolo nero, come pure la tolleranza e la solidarietà.
In crescendo come le manifestazioni di solidarietà al cronista che ha “scarpizzato” george bush.
In crescendo dicevamo…
come gli ingredienti del mio sformato…
per il quale ho cominciato distrattamente a tagliare in fettine sottili un paio di patate deponendole in una teglia da forno appena unta.
Crescendo crescendo… perchè poi ho aggiunto un paio di zucchine, anch’esse crude e tagliate a rondelle sottili…
Ho via via aggiunto un giro d’olio, sale e pepe…
Crescendo crescendo, osservandolo con sempre più amore, ho tagliuzzato della mozzarella avanzata a cubettini.
Infilato in forno…anzi no… non ancora… prima ho aggiunto, crescendo crescendo, qualche cucchiaiata di pesto della mamma anch’essa avanzata da precedenti banchetti. Rimescolato il tutto. In forno una mezz’oretta.

Crescendo crescendo, come i cassintegrati di mamma FIAT e dell’indotto, come i disoccupati, i senza casa, i poveri veri, i poveri (finti) industriali in recessione.
A tutti un buon natale.
Per citare una scritta vecchia vechia, su un altrettanto vecchio edificio di cinecittà
auguriamo a tutti i proletari dello stabile un 1978 (…) senza sacrifici

Inshallah.

c8

Dicembre 14, 2008

Ah! I vecchi modi di dire…

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Vi siete chiesti come mai ultimamente piove così tanto?

Micp

Dicembre 6, 2008

La situazione è grave ma non è seria!

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Ma dico io: tutto i mondo sta cercando di reagire ad una crisi economica definita come la più grave dopo (forse) quella del ‘29 del secolo scorso.
gli stati dell’America Centrale pensano ad una moneta unica per unire le risorse monetarie disponibili. Negli USA si pensa di finanziare pesantemente l’industria automobilistica, di nazionalizzare (anche se non lo chiamano così) industrie e banche, di ricostruire la sanità pubblica, di intervenire per salvare i cittadini che non riescono a smaltire i debiti accumulati; di investire sull’energia e l’auto sostenibili per riconvertire l’industria rilanciandola.
La Cina investe cifre enormi per il sostegno del mercato interno, forse anche per sostenere i creditori degli USA che in questo periodo non se la passano molto bene!
L’Europa vuole investire sulla riduzione dei gas di serra (Kyoto) e sulle infrastrutture a più basso impatto. Tutti i capi di stato ed i governi si sbattono da mesi cercando soluzioni per uscire dalla crisi, ridurne l’impatto, o almeno limitarne al massimo la durata.

Bene. A fronte di tutto ciò il governo italiano cosa propone?

  1. Tagli nei rinnovi contrattuali, mancati rinnovi dei precari, riduzione drastica del personale nella Pubblica Amministrazione (quella dei fannulloni: presente?).
  2. Tagli alla scuola pubblica ed alla ricerca (i 120 milioni per le private si trovano immediatamente dopo una dichiarazione - non contestazione: solo dichiarazione! - del clero).
  3. Garanzia a fondo perduto per le banche che parallelamente si continuano a definire assolutamente sane. Ma allora: se sono sane perchè aiutarle? E perchè a spese “mie”? Ed anche fosse, perchè senza averne nulla in cambio?!
  4. 40 euri al mese per i poverissimi (in tale categoria bisogna rientrare per ottenerli) distribuiti tramite mastercard che minimo minimo se ne beccherà 5 per ogni 40 che distribuisce!
  5. Eliminazione dell’ICI per i più ricchi e taglio dei bilanci sociali dei comuni
  6. Aumento dell’IVA per Sky: unica forma di “tassazione del superfluo” che è stata varata

Secondo il nostro Cavaliere Presidente del Consiglio dei Ministri, dotato della più bulgara delle maggioranze mai vista dalla liberazione ad oggi, le banche sono sane, le aziende hanno fortissime potenzialità, la grande industria non ha problemi (vediamo cosa farà l’auto europea di fronte ai giganti americani sovvenzionati dal governo!), i cittadini dovrebbero spendere di più, anzi: non capisce perchè non spendano già di più!.
C’è solo un problema di “catastrofismo della sinistra” (quei comunisti di Confcommercio, Unindustria, ABI, ecc.) che a forza di gridare alla crisi ha spinto i consumatori a non consumare ammucchiando pacchi di banconote di grosso taglio nei materassi.

Avrei un consiglio. Considerato che lui la crisi non riesce a vederla (al contrario del resto del mondo) e che l’unica risposta che ritiene si debba dare è una bella ondata di ottimismo, se ne torni a fare il padrone di televisioni, ne riprenda le redini e le usi per spargere ottimismo e voglia di svuotare i materassi agli italiani.
E lasci il governo a chi invece la crisi la vede (come il resto del mondo) e che ritiene ci siano della misure da prendere urgentemente.
Per carità: non dico la nostra sinistra, che pare non se ne sia proprio accorta della crisi, troppo impegnata a capire se sia lecito o meno mantenere l’alleanza con quell’eversivo di Di Pietro, oppure a cercare metodi innovativi per uscire definitivamente da tutte le istituzioni e riconquistare l’egemonia culturale passando per l’Isola dei Famosi.
Ci sono altri mezzi ed altre strade:

  1. potremmo dichiarare guerra agli USA, farci conquistare e governare da Obama.
  2. potremmo fare un referendum per chiedere l’unificazione con la Germania o la Francia.
  3. potremmo creare uno stato federale del Mediterraneo insieme a Marocco, Algeria, Tunisia, Libano, ecc… Noi mettiamo le competenze tecniche e loro le materie prime e facciamo uno stato serio. Accontentiamo pure Bossi e Maroni con una moratoria sulle moschee… le chiese, le sinagoghe, le pagode e con i soldi risparmiati costriamo case popolari

Ma almeno proviamo a fare qualcosa no?!

 

FrancescoV

Dicembre 5, 2008

SIAMO UOMINI O PENDOLARI

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Tra le varie esperienze estreme, quella di viaggiare sui mezzi pubblici è probabilmente la più decisiva per confermare l’esistenza dell’inferno.
Sì gente, satana esiste, e fa l’amministratore delegato della vostra consociata trasporti locale. I gironi infernali ci sono eccome, ciascuno con il suo bel numeretto scritto davanti.
Il problema principale del mezzo pubblico non è tanto il fatto che arriva in ritardo, oppure non arriva mai, oppure quando arriva è stracolmo e comunque dopo dieci metri si imbottiglia in un serpentone di ingorghi. Questi sono dettagli.
Il problema vero e reale è lo sconforto più nero in cui si rischia di cadere dopo poco.
Sì, perché non basta superare la prova dell’arrembaggio, vero e proprio rompicapo logico e metafisico, della serie: data una porta larga venticinque centimetri, quante persone ci possono passare attraverso nello stesso momento e restare vive? (pst, dopo tanti anni di esperienza posso affermare con ragionevole certezza che la risposta è cinquanta se sono studenti, trentotto se pensionati).
Non basta nemmeno approdare all’interno più o meno incolumi, strizzati tra un anziano obeso che si regge su due bastoni e un paio di nani muniti di zaino assolutamente gigantesco, con cui formano un’indissolubile unità.
Né si pensi che sia sufficiente procurarsi alcune lesioni vertebrali alla partenza stantuffante del mezzo, cercando nello stesso tempo di estrarsi dalle carni un paio di carciofi che la vicina madama vi ha proditoriamente conficcato nelle reni.
Il dramma nasce quando i semovibili compagni di viaggio cominciano a parlare.
Il linguaggio è il dono che ci distingue dalle fiere, pensano alcuni ingenui ottimisti, che con tutta probabilità non hanno mai messo piede su un autobus – o forse non ci sono riusciti.
Di solito comincia con una vocetta in lontananza, quasi sempre una lamentela chioccia su qualche disagio inerente al mezzo pubblico stesso.
Personaggi alti un metro e venti cercano di appollaiarsi sugli appoggi in alto e bofonchiano qualcosa sull’inutilità dei suddetti, oppure anziani artritici tentano l’ascesa del sedile più alto, crollano al secondo scalino e si indignano. Non importa chi sia a cominciare, ad accendere la miccia basta pochissimo. È sufficiente un flebile ehmmacheroba per dare il via. Da qui in avanti, chiedersi se siamo uomini o passeggeri diventa del tutto inutile. Parte il conto alla rovescia, il viaggiatore esperto lo sa che sta per arrivare, e infatti eccolo lì, lo slogan dell’autobus.
È UNA VERGOGNA!
Da qui in avanti è tutto in caduta libera. Colpevoli di tanta infelicità umana sono rispettivamente, a seconda dei giorni, delle notizie sui giornaletti gratis e dell’orientamento politico di chi le pronuncia: il governo, i politici, gli zingari, gli esstracomunitari, lorsignori, i rom, gli albanesi tutti, i rumeni tutti, i borseggiatori cileni (solo per passeggeri liguri).
Da qui in avanti è impossibile dire o fare qualcosa, perché l’oratore di turno ha preso l’abbrivio, e se potesse si arrampicherebbe sul punto più alto dell’autobus per farsi sentire meglio.
È a questo punto che il dubbio atroce si fa strada nella mente di chi non annuisce con aria consapevole insieme agli altri.
È a questo punto che viene da pensare di aver sbagliato autobus, nazione e forse anche epoca storica.

PaolaR