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	<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 09:23:28 +0000</pubDate>
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		<title>&#8220;Ad aziendam&#8221; : si riapre il dibattito (mai chiuso) su Mondadori.</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 09:23:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un articolo di Massimo Giannini e uno di Vito Mancuso hanno riaperto sul finire di questa estate il dibattito su Mondadori. Riportiamo qui di seguito l&#8217;intervento di Mancuso lasciando ognuno libero di formarsi una propria opinione a riguardo ed eventualmente di esprimerla.
di Vito Mancuso
Da quando ho letto l´articolo di Massimo Giannini giovedì scorso 19 agosto non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo di Massimo Giannini e uno di Vito Mancuso hanno riaperto sul finire di questa estate il dibattito su Mondadori. Riportiamo qui di seguito l&#8217;intervento di Mancuso lasciando ognuno libero di formarsi una propria opinione a riguardo ed eventualmente di esprimerla.</p>
<p>di <strong>Vito Mancuso</strong></p>
<p>Da quando ho letto l´<a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/08/19/news/mondadori_salvata_dal_fisco_scandalo_ad_aziendam_nell_interesse_del_cavaliere-6365174/index.html?ref=HREC1-5">articolo</a> di Massimo Giannini giovedì scorso 19 agosto non ho potuto smettere di pensarci. Ho provato a fare altro e a concentrarmi sul mio lavoro, ma dato che in questi giorni esso consiste proprio nella stesura del nuovo libro che a breve dovrei consegnare alla Mondadori, mi è sempre risultato impossibile distogliere dalla mente i pensieri abbastanza cupi che vi si affacciavano. La domanda era sempre quella: come posso adesso, se quello che scrive Giannini corrisponde al vero, continuare a pubblicare con la Mondadori e rimanere a posto con la mia coscienza? Come posso fondare il mio pensiero sul bene e sulla giustizia, e poi contribuire al programma editoriale di un´azienda che a quanto pare, godendo di favori parlamentari ed extra-parlamentari, pagherebbe al fisco solo una minima parte (8,6 milioni versati) di un antico ed enorme debito (350 milioni dovuti)? Come posso fare dell´etica la stella polare della mia teologia e poi pubblicare i miei libri con un´azienda che non solo dell´etica ma anche del diritto mostrerebbe, in questo caso, una concezione alquanto singolare?<br />
Io sono legato da tempo alla Mondadori, era il 1997 quando vi entrai come consulente editoriale della saggistica fondandovi una collana di religione e spiritualità, poi nel 2002 ebbi l´onore di diventarne autore quando il comitato editoriale accettò il mio saggio sull´<em>handicap</em> come problema teologico, onore ripetuto nel 2005 e nel 2009 con altri due libri. Conosco bene i cinque piani di palazzo Niemeyer a Segrate, gli uffici<em>open-space</em>, i corridoi interminabili dove si incontra chiunque (scrittori, politici, cantanti, calciatori, scienziati, matematici, preti, comici…), la mensa dove per parlare con il vicino spesso bisogna gridare, il ristorantino vip, lo spaccio dove si comprano i libri a metà prezzo, le redazioni dei settimanali e dei femminili, l´auditorium dove presentavo ai venditori i libri in uscita e di recente il libro che sto scrivendo. So dove si trovano le macchinette del caffè, luogo di ritrovi e di battute, e di gara con gli amici a chi mette per primo la monetina. Ecco, gli amici. Impossibile per me parlare della Mondadori e non rivedere i loro volti e non provare ancora una volta ammirazione e stima per la loro professionalità. Perché questo anzitutto la Mondadori è: una grande azienda di brillanti professionisti. Del resto a parlare sono i titoli e i fatturati, sono i lettori italiani che continuano a premiare con le loro scelte il lavoro di un´editrice che va avanti dal 1907. Un lavoro in grado di vincere anche in qualità, basti pensare alla collezione dei Meridiani, ai Meridiani dello Spirito, ai classici greci e latini della Fondazione Valla. E se uno avesse dei dubbi, prenda in mano il catalogo degli Oscar e di sicuro gli passeranno, perché si ritroverà tra le mani una vera e propria enciclopedia della scienza editoriale in compendio.<br />
Per questo il mio dubbio, dopo l´articolo di Giannini, è pesante. Leggendo ho appreso che non si tratta più di accettare una proprietà che può piacere oppure no ma che non ha nulla a che fare con le scelte editoriali, cioè con l´azienda nella sua essenza. Stavolta è la Mondadori in quanto tale a essere coinvolta, non solo il suo proprietario per i soliti motivi che non hanno nulla a che fare con l´editoria libraria. Quindi stavolta come autore non posso più dire a me stesso che l´editrice in quanto tale non c´entra nulla con gli affari politici e giudiziari del suo proprietario, perché ora l´editrice c´entra, eccome se c´entra, se è vero che di 350 milioni dovuti al fisco ne viene a pagare solo 8,6 dopo quasi vent´anni, e senza neppure un euro di interesse per il ritardo, interessi che invece a un normale cittadino nessuno defalca se non paga nei tempi dovuti il bollo auto, il canone tv o uno degli altri bollettini a tutti noti.<br />
Eccomi quindi qui con la coscienza in tempesta: da un lato il poter far parte di un programma editoriale di prima qualità venendo anche ben retribuito, dall´altro il non voler avere nulla a che fare con chi speculerebbe sugli appoggi politici di cui gode. Da un lato un debito di riconoscenza per l´editrice che ha avuto fiducia in me quando ero sconosciuto, dall´altro il dovere civico di contrastare un´inedita legge ad aziendam che si sommerebbe alle 36 leggi ad personam già confezionate per l´attuale primo ministro (riprendo il numero delle leggi dall´articolo di Giannini e mi scuso per il latino ipermaccheronico “ad aziendam”, ma ho preso atto che oggi si dice così). A tutto questo si aggiunge lo stupore per il fatto che il Corriere della Sera, gruppo Rizzoli principale concorrente Mondadori, finora abbia dedicato una notizia di poche righe alla questione: come mai?<br />
Nella mia incertezza ho deciso di scrivere questo articolo. Spero infatti che a seguito di esso qualcuno tra i dirigenti della Mondadori possa spiegare pubblicamente cosa c´è che non va nell´articolo di Giannini, perché e in che cosa esagera e non corrisponde a verità. Io sarei il primo a gioirne. Spero inoltre che anche altri autori Mondadori che scrivono su questo giornale possano dire come la pensano e cosa rispondono alla loro coscienza. Sto parlando di firme come Corrado Augias, Pietro Citati, Federico Rampini, Roberto Saviano, Nadia Fusini, Piergiorgio Odifreddi, Michela Marzano… Se poi allarghiamo il tiro alle editrici controllate interamente dalla Mondadori (il che, in questo caso, mi pare oggettivamente doveroso) arriviamo all´Einaudi e a nomi come Eugenio Scalfari, Gustavo Zagrebelsky, Adriano Prosperi… Sono tutte personalità di grande spessore e per questo sarei loro riconoscente se contribuissero a risolvere qualcuno dei dubbi sollevati da questa inedita legge ad aziendam nella coscienza di un autore del Gruppo Mondadori.</p>
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		<title>I cani di N’Djamena</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 10:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iQuindici</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sassolini]]></category>

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		<description><![CDATA[Di rado, e solo in caso di guerra civile, si sente parlare di N’Djamena. 
Il primo impatto con la capitale del Ciad l’ebbi nelle mie frequentazioni con Dialogo NordSud. La rivista di Michele Achilli ne raccontava durante la guerra tra Libia e Ciad e quando si interruppe la pubblicazione, lontana dal tempo di internet, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Tahoma;">Di rado, e solo in caso di guerra civile, si sente parlare di N’Djamena. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Tahoma;">Il primo impatto con la capitale del Ciad l’ebbi nelle mie frequentazioni con Dialogo NordSud. La rivista di Michele Achilli ne raccontava durante la guerra tra Libia e Ciad e quando si interruppe la pubblicazione, lontana dal tempo di internet, per mesi mi sono presentata in edicola sperando di ritrovarla sugli scaffali, come una Elettra sulla tomba del padre. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Tahoma;">Andai successivamente a N’Djamena, altre occasioni, altri interessi, con però impresse nella memoria le fotografie ipnotiche dell’esercito di Hissène Habré, sulle camionette a fucili spianati. Ora non visito N’Djamena da tanto tempo e rileggo Viaggio al Congo e Ritorno dal Ciad di André Gide, che nel 1927 scriveva “Fort Lamy. Com’è brutto! E come è triste!”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Tahoma;">Che destino&#8230; dopo circa quarantacinque anni la città cambia nome, le ci si rivolge come ad una donna, i 9000 abitanti di allora sono diventati quasi un milione e nonostante la preferenza incondizionata che provo per N’Djamena, resta davvero una delle più brutte città che abbia mai visitato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Tahoma;">I primi giorni a N’Djamena solitamente li ho trascorsi ospite in una casa di suore giapponesi (non scherzo), in uno stabile nel centro della capitale che serve da anni viaggiatori verso missioni religiose, alla ricerca del senso della vita, lavorando a progetti di cooperazione, aiuti. Facendo parte anche io di questa genìa di globe trotter infusa di ideali umanitari e dovendo in genere attendere una macchina che mi portasse nel sud del paese, ero solita bivaccare nel recinto della casa, discorrendo con gli altri ospiti, tutti bianchi, tutti ispirati, rapita dalla varietà dell’esistenza. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Tahoma;">Una sera converso a lungo con i medici Ambrogio e Mario, di stanza a Goz Beida, che ritrovo successivamente sia a N’Djamena e sia su diversi reportage, quando la pressione degli oltre 250.000 rifugiati dal Darfur ha reso quell’avamposto dimenticato da Dio il centro di interessi tragici. I due medici non ricorderanno certamente me, una confusa e piuttosto stupida idealista, indistinta tra le decine di volontari, ma io sì che li ho ben presente. La notte che segue è ancora lontana dalla ferocia dei Janjawid che modificherà gravemente gli assetti ad est del Ciad, ma per la mia mente quella notte è testimone come di una osmosi. Sarà che la trascorro a vomitare il polpettone preparato dalle suore, quello del venerdì sera. Sarà che così mi trascino tra il letto e il bagno, schiacciata dal cigolio ossessivo delle pale sul soffitto, sarà che vomito l’anima e che pure ascolto la mia vicina di letto, medico, anche lei per un breve periodo in Ciad, raccontare dei suoi progetti di lavoro nell’ospedale a Goundi e che mi propone delle pastiglie per fermare il vomito, che non prendo. Sarà che sono febbricitante e ho quasi le allucinazioni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Tahoma;">Giaccio sulla branda di ferro, sudata e impaurita dal dolore allo stomaco, nella città immersa nel buio ascolto branchi di cani darsi il verso l’un l’altro attraverso i quartieri, marcando le strade, guaendo senza pausa. Un attimo il silenzio, poi qualche ringhio e in un crescendo di latrati capisco che a un manipolo di randagi si sono aggregati altri cani e posso immaginarli, padroni assoluti delle strade, fiancheggiate invece che dai marciapiedi dalle fogne a cielo aperto. L’eco del loro girovagare notturno mi riconsegna l’abbandono in cui versa N’Djamena, che in quella notte mi appare più che mai desolata. Li seguo spostarsi in branco da una parte all’altra della capitale, sono turbata al pensiero di chi, chiuso nelle precarie dimore, deve difendersi anche da questo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Tahoma;">Quei cani di N’Djamena che hanno abbaiato in continuazione fino all’alba mi rimandano alla barbarie non solo del Darfur, ma delle guerre civili che la città ha subito ripetutamente anche dopo Habré, come fosse una profezia di morte e di abdicazione. Così come il nostro Governo sta abdicando oggi, approvando in Senato la riduzione dei contributi italiani alla missione in Darfur, a favore della presenza in Afghanistan. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Tahoma;">“Fort Lamy. Com’è brutto! E come è triste!”. </span></p>
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		<title>La Love Parade deve continuare</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 16:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iQuindici</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sassolini]]></category>

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		<description><![CDATA[A vederli nel tunnel, come vitelli instradati prima del macello, la rabbia diventa furia. 
Sono passate 48 ore dalla morte di 19 giovani alla Love Parade e la rabbia non passa.
Di quei giovani non frega niente a nessuno.
Questa civiltà decadente di piccolo borghesi guarda la partecipazione ai concerti con aria di sufficienza “ noi si che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;">A vederli nel tunnel, come vitelli instradati prima del macello, la rabbia diventa furia.</span><span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;">Sono passate 48 ore dalla morte di 19 giovani alla Love Parade e la rabbia non passa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;">Di quei giovani non frega niente a nessuno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;">Questa civiltà decadente di piccolo borghesi guarda la partecipazione ai concerti con aria di sufficienza “ noi si che andavamo ai concerti tosti” e osserva quei ragazzi che appaiono troppo per bene e poco credibili nel loro bisogno di musica e di sballo. Eppure ne muoiono ogni settimana di sballo, eppure i concerti si susseguono con milioni di persone che cantano e sono felici di essere lì.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;">A Duisburg sono morti per indifferenza. Le misure di sicurezza sono state pensate per un gregge che poteva essere guidato da qualche cane da guardia. Non cittadini con il diritto a muoversi e spostarsi in Duisburg su percorsi da loro scelti, non giovani cui garantire sicurezza in un contesto critico, non ragazzi con le loro paure.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;">Il panico è micidiale e non bastano gli avvertimenti di chi la strada la conosce “quando sei in una situazione di massa in panico, cerca un angolo, mettiti contro un muro e non muoverti”, la paura è sorprendente e incontrollabile. L’indifferenza delle autorità diventa però omicidio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;">E’ l’indifferenza di una società e di una politica che non sa cosa farsene dei giovani, che nel ranking della spesa per istruzione scolastica risulta tra il 70 e 80 esimo posto nel mondo, con tassi negativi di crescita della popolazione, con il fastidio verso bambini e ragazzi il cui futuro è stato eroso dalle generazioni precedenti, da noi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;">Gli organizzatori hanno annunciato che con Duisburg finisce la Love Parade, vorrei che non fosse così, che la paura non immobilizzasse il bisogno di perdere il controllo, di musica ad alto volume, perchè siamo stanchi noi degli appartamenti a luci soffuse, della misura nel dialogo e della padronanza dei gesti.</span></p>
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		<title>Libertà di parola: diffondiamo!</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 21:11:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iQuindici</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libertà Digitali]]></category>

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		<description><![CDATA[Federazione Nazionale della Stampa Italiana
roma, 22 luglio ’10
Prot. n. 181
*La Federazione nazionale della Stampa Italiana comunica:*
“Attenti e vigili in piazza Montecitorio giovedì 29 luglio alle ore 16 in contemporanea con l’avvio del dibattito sul ddl intercettazioni nell’aula della Camera. Il ‘Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza’, che aveva organizzato le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Federazione Nazionale della Stampa Italiana</p>
<p>roma, 22 luglio ’10</p>
<p>Prot. n. 181</p>
<p>*La Federazione nazionale della Stampa Italiana comunica:*</p>
<p>“Attenti e vigili in piazza Montecitorio giovedì 29 luglio alle ore 16 in contemporanea con l’avvio del dibattito sul ddl intercettazioni nell’aula della Camera. Il ‘Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza’, che aveva organizzato le manifestazioni del primo luglio a piazza Navona e in altre città italiane, è tornato a riunirsi nella sede della Fnsi ed ha fissato questo presidio per indicare che rimane alta l’attenzione e la mobilitazione delle forze sindacali e sociali.</p>
<p>I positivi emendamenti votati dalla Commissione Giustizia della Camera per le parti riguardanti il lavoro dei giornalisti - con l’introduzione dell’udienza-filtro, che è anche il risultato della pressione esercitata per mesi da un ampio cartello di associazioni - non possono nascondere i pericoli che ancora il testo comporta per il diritto dei cittadini a comunicare (<strong>con l’immotivata sottomissione dei blog alle stesse regole dell’informazione professionale</strong>) e per la sicurezza stessa della comunità, visti gli ostacoli che il disegno di legge Alfano continua a porre al ricorso alle intercettazioni da parte di magistrati e forze di polizia.</p>
<p>‘<strong>Né tagli, né bavagli</strong>’, aveva detto l’insieme di sigle ritrovatosi a combattere contro le diverse forme di censura. E dunque non c’è motivo di smobilitare, poiché negli stessi giorni in cui viene modificato il ddl Alfano arriva a conclusione una manovra economica di devastante impatto sulle testate cooperative, non profit e di partito, che la cancellazione del cosiddetto ‘diritto soggettivo’ porta in molti casi sull’orlo della chiusura. La decurtazione drastica dei finanziamenti pubblici è il bavaglio più letale, così come i tagli alla cultura e allo spettacolo tolgono voce ai punti di vista critici e alle espressioni meno omologate.</p>
<p>Il presidio del 29 luglio a Montecitorio riaffermerà la forza dell’alleanza tra gli operatori dell’informazione e della cultura e i tanti cittadini che non vogliono più farsi sottrarre notizie e conoscenza”.<br />
__________________________________________________________<br />
Corso Vittorio Emanuele II 349 - 00186 Roma - tel. 06/68008.1 fax 06/6871444<br />
sito: <a href="http://www.fnsi.it">www.fnsi.it</a> - e-mail: <a href="mailto:segreteria.fnsi@fnsi.it">segreteria.fnsi@fnsi.it</a></p>
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		<title>Silenzio attivo</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 11:39:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iQuindici</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libertà Digitali]]></category>

		<category><![CDATA[legge bavaglio]]></category>

		<category><![CDATA[libertà di stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo a diffondiamo!
DDL Alfano: Il 9 luglio giornata del “silenzio attivo” anche sul web
Un appello di Lettera22
Il 9 luglio sarà per le testate giornalistiche italiane la giornata del silenzio: un modo per dimostrare quel che può accadere con il ddl Alfano.
Ma questa scelta non avrà senso se la Rete, ormai molto di più che un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo a diffondiamo!</p>
<p>DDL Alfano: Il 9 luglio giornata del “silenzio attivo” anche sul web</p>
<p>Un appello di Lettera22</p>
<p>Il 9 luglio sarà per le testate giornalistiche italiane la giornata del silenzio: un modo per dimostrare quel che può accadere con il ddl Alfano.<br />
Ma questa scelta non avrà senso se la Rete, ormai molto di più che un “secondo giornale”, continuerà a parlare e a divulgare notizie. Per questo motivo l’associazione fra giornalisti Lettera22 ha promosso un appello perché tutti i siti di informazione della rete oscurino l’informazione diffusa il 9 luglio. L’appello, che sarà letto oggi dal palco di Piazza Navona, chiede un “silenzio attivo”: che i siti web che divulgano notizie sospendano per un giorno il loro lavoro, listino a lutto il proprio sito web e divulghino invece commenti, analisi e riflessioni sui rischi della libertà di stampa nel nostro Paese.</p>
<p>“Il 9 luglio – sostiene Emanuele Giordana, direttore di Lettera22, l’Italia deve fermarsi a pensare cosa significa imbavagliare le Tv, alle radio, la carta stampata ma anche la Rete nelle sue forme più diverse, diffuse, sommerse. Dobbiamo infatti evitare che con la diffusione, sempre rimandata, della banda larga in Italia aumenti la volontà di bavaglio per tutte le forme di espressione e di libertà sinora garantite dalla Rete”.</p>
<p><!-- .entry-content --></p>
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		<title>Una cultura del leggere che entri nelle strade</title>
		<link>http://blog.iquindici.org/?p=419</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 07:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iQuindici</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sassolini]]></category>

		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

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		<description><![CDATA[
In un articolo di alcuni mesi fa Boris Groys sosteneva che la direzione presa dall’umanità conducesse verso un nuovo totalitarismo globale, un nuovo ordinamento e, secondo certi filosofi, addirittura verso una nuova politeia platonica.
A detta dello studioso, se nel ’900 sono state realizzate le aspirazioni utopiche del secolo precedente (coi risultati che tutti conosciamo) nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">In un articolo di alcuni mesi fa Boris Groys sosteneva che la direzione presa dall’umanit<span>à</span> conducesse verso un nuovo totalitarismo globale, un nuovo ordinamento e, secondo certi filosofi, addirittura verso una nuova politeia platonica.</p>
<p class="MsoNormal">A detta dello studioso, se nel ’900 sono state realizzate le aspirazioni utopiche del secolo precedente (coi risultati che tutti conosciamo) nel XXI sembriamo essere tornati indietro al XIX secolo: libero scambio globale, terrorismo, pirati, guerre coloniali, culto delle celebrit<span>à</span>, fashion magazine. Le uniche differenze, sottolinea Groys, “sono i film al posto dei romanzi.”</p>
<p class="MsoNormal">Che ci si riconosca o meno in esse, le considerazioni di Groys si inseriscono in una più ampia gamma di interventi e studi che negli ultimi anni stanno cercando di analizzare le istanze della contemporaneit<span>à</span>, nel tentativo di riuscire a tracciarne gli scenari futuri.</p>
<p class="MsoNormal">Il tanto celebrato Villaggio Globale sembra essere scivolato in una slavina di cui <span>è</span> difficile intuire i contorni, dove tutto <span>è</span> divenuto periferia, incluso il centro stesso dell’Impero: la civilt<span>à</span> occidentale nella sua ultima personificazione, gli Stati Uniti.</p>
<p class="MsoNormal">Da una parte <span>è</span> possible riconoscere, ancora forte e inquietantemente più subdola, la tendenza a uniformare (<em>la mainforce</em>, <em>il mainstream</em>) ovvero ad accentrare, livellare, controllare, eliminare differenze e margini d’approfondimento. Dall’altra persistono correnti minori, centripete, decostruttiviste (in senso deriddiano) che paiono le uniche in grado di ricominciare a strutturare il mondo, scendendo nelle viscere di una realt<span>à </span>sempre più fatta di superfici, ovvero sempre più sulla via di divenire, finalmente e definitivamente come nelle migliori previsioni del caso, un simulacro di se stessa.</p>
<p class="MsoNormal">Le considerazioni possono essere molte e differenti, non solo in ambito letterario.</p>
<p class="MsoNormal">Che l’Occidente e con lui il resto del pianeta siano precipitati in una seria crisi di sfiducia nei confronti del presente e della propria capacit<span>à</span> di immaginare un futuro sembra essere oramai assodato.</p>
<p class="MsoNormal">Che tale sentimento abbia finito per raggiungere ogni strato della societ<span>à</span> (ricchi, meno ricchi, indigenti, poveri) <span>è</span> un altro fatto riconosciuto, al punto tale che anche i tentativi d’infondere ottimismo da parte del mainstream non sembrano in grado di ottenere i risultati desiderati. Lo stesso mainstream sembra agonizzare nel tentativo di rivitalizzarsi. Fare affidamento ai sistemi di superamento crisi-sopravvivenza finora utilizzati sembra essere divenuto impossibile. Non ci sono più <em>magnifiche sorti e progressive </em>in cui credere (almeno, non al momento) al di l<span>à </span>di una vaga idea di tecnologia in grado di risolvere, un giorno, i numerosi gap in cui siamo finiti per franare (relazioni tra individui/con se stessi/ con la natura/con i propri prodotti).</p>
<p class="MsoNormal">Secondo Lucio Villari se “nei primi decenni del XX secolo c’era ancora<span> </span>l’idea di inventare tutto ci<span>ò</span> che si potesse inventare, con la convinzione che l’uomo potesse governare tali invenzioni, oggi si corre il rischio che siano le invenzioni a governare l’uomo. E non per colpa delle macchine o delle invenzioni, ma per la poca consapevolezza filosofica nei confronti di questo processo innovativo.”</p>
<p class="MsoNormal">Ecco il Nuovoevo (il nuovo Medioevo) da tempo cominciato, il cui inizio verr<span>à</span> tracciato dagli storiografi del domani tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, con le torri gemelle a suggellarne l’entrata ufficiale sulle scene.</p>
<p class="MsoNormal">Possiamo ignorarne i termini, ma quando il sentimento di sfiducia raggiunge le strade, dopo essere stato a lungo preannunciato in altre sedi significa che il processo <span>è</span> ben oltre il proprio principio.</p>
<p class="MsoNormal">La domanda <span>è</span>, in quali termini pu<span>ò</span> la letteratura legarsi a tali eventi? E quale pu<span>ò</span> essere, in questo senso, il suo ruolo nel determinare quelli futuri?</p>
<p class="MsoNormal">Difficile dare risposte chiare. La letteratura <span>è</span> come ogni espressione umana nella nostra Storia uno degli specchi in cui possiamo rifletterci. Di più. Nel suo affondare le radici ai primordi della civilizzazione umana (nel suo essere la più antica forma di riflessione su se stessi elaborata dalla specie umana) <span>è</span> il primo, dei nostri specchi. <span>è</span> il più antico e il più veritiero. Siamo ci<span>ò</span> che abbiamo scritto. In questo senso, non possiamo mentirci. Anche quando tentiamo di farlo, finiamo sempre per dirci la verit<span>à</span>.</p>
<p class="MsoNormal">Tutto vero, d&#8217;accordo, ma di quale letteratura stiamo parlando?</p>
<p class="MsoNormal">L’articolo di Valerio Evangelisti “Una narrativa adeguata ai tempi” <span>è </span>in questo senso uno degli interventi più lucidi e incisivi sull’argomento. Il suo contrapporre a una produzione “minimalista” – che si muove “entro contesti tenui e dalle luci soffuse, in cui si annusa la polvere e il borotalco” ovvero estranea ai tempi presenti e sterile in rapporto a quelli futuri – una “massimalista” – ovvero di contrasto, che si fa registrazione e critica, ma anche ricerca, sfida – centra il cuore della questione, e apre squarci inquietanti e fecondi sullo scenario letterario non solo del nostro paese.</p>
<p class="MsoNormal">In un dialogo giovanile che ebbi anche la sventura di pubblicare, uno dei personaggi si domandava come fosse possible che tra tutti i mezzi di comunicazione inventati dall’uomo non ce ne fosse uno capace di farci comunicare con i nostri genitori (la conclusione era che “non esistono mezzi di comunicazione”).</p>
<p class="MsoNormal">Oggi appare sempre più chiaro che un tale mezzo di comunicazione in realt<span>à</span> esista, e sia legato alla nostra capacit<span>à </span>di raccontare la vita, d’immaginarne i confini, e, nei limiti del possible (e dell’impossibile), di tentare di donarvi un significato.</p>
<p class="MsoNormal">Tale <span>è</span> stata, fin dall’inizio della civilizzazione, la funzione del “raccontare storie”.</p>
<p class="MsoNormal">In Italia, forse il Paese più passivamente medializzato dell’Occidente, la domanda <span>è</span> come questo possa avvenire e con quali risultati.</p>
<p class="MsoNormal"><span>è</span> una domanda che pare assumere i lineamenti di una sfida difficile da vincere, soprattutto in tempi di depressione, non solamente economica.</p>
<p class="MsoNormal">Se da una parte ci si lamenta che nessuno legge, dall’altra non sembra che ci si preoccupi più di tanto di creare interesse nella lettura. Un humus, un terriccio, un milieu in cui poter coltivare, nutrire, crescere una predisposizione che non abbiamo mai avuto. Nel BelPaese le nuove generazioni paiono addirittura avere una minore propensione a leggere di quelle precedenti (unico caso al mondo). In altre realt<span>à</span> (su tutte la decadente America, che comunque, pur con risultati disastrosi, perlomeno si dibatte nell’agonia) la letteratura sembra aver accolto la sfida ed essere oggi come ieri strumento di penetrazione del reale, su più livelli e in più contesti. All’appiattimento di certe produzioni hollywoodiane si contrappongono istanze differenti, mosse da curiosit<span>à</span> e da necessit<span>à</span> oramai inevitabili di rinnovamento. La letteratura <span>è</span> nei giornali, nella rete, nelle serie televisive, nei fumetti, nelle piccole produzioni cinematografiche. Non esiste realt<span>à</span> che non ne sia, in una maniera o nell’altra, influenzata. La vitalit<span>à letteraria di un paese, d’altra parte, la sua capacità di raccontare storie ed avere un pubblico, non può essere scissa dalla realtà che l’ha prodotta. Essa si nutre di ciò che vive al di fuori di sé prima ancora di divenire ciò che è. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Pare non esserci proprio questo, in Italia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ci è sempre mancata una cultura del leggere che entri nelle strade, e che sappia dare supporto a quella produzione letteraria</span> (che comunque c’<span>è</span>) che lotta per la sua sopravvivenza e per la sopravvivenza di chi ancora ha la forza di lottare. Ma che forse non potr<span>à<span> </span>farlo pi</span>ù <span>a lungo, se lasciata sola.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Altrove, </span>Letteratura <span>è</span> divenuta ogni cosa, anche fuori dai libri. Il mondo scritto ha saputo conquistarsi spazi anche al di l<span>à</span> delle pagine stampate, divenire elettronico, se necessario, entrare nei bar, invadere i cinema, usare tutti gli stumenti di cui oggi ci si pu<span>ò</span> dotare, inclusa ogni tecnologia in grado di veicolare le parole. Cos<span>ì</span>, anche, si nutre la capacit<span>à di scrivere una storia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma qui?</span></p>
<p class="MsoNormal">Se il centro del mondo sta poco elegantemente crollando (e come tutti i centri in sfacelo irrigidisce e acuisce i suoi strumenti di controllo) le periferie hanno il potere di risorgere, di resistere, di rivendicare il proprio diritto a raccontare.</p>
<p class="MsoNormal">Tutto sta che ci sia ancora qualcuno l<span>à fuori disposto ad ascoltare.</span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>No BAVAGLIO: Il 1° luglio 2010 a Roma, dalle ore 17, in piazza Navona</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 07:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iQuindici</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libertà Digitali]]></category>

		<category><![CDATA[libertà di espressione]]></category>

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		<description><![CDATA[TRENTA ASSOCIAZIONI DI FRONTIERE DIGITALI PARTECIPANO ALLA MANIFESTAZIONE DEL PRIMO LUGLIO A ROMA
Comunicato stampa
Frontiere Digitali
26/06/10
CONTRO I TAGLI E I BAVAGLI
ALLA CONOSCENZA E ALLA CULTURA
NO AL DDL INTERCETTAZIONI
NO AL SILENZIO DI STATO 
Il 1° luglio 2010 a Roma, dalle ore 17, in piazza Navona
Una grande mobilitazione per dire no al disegno di legge Alfano, che ostacola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>TRENTA ASSOCIAZIONI DI FRONTIERE DIGITALI PARTECIPANO ALLA MANIFESTAZIONE DEL PRIMO LUGLIO A ROMA</strong></p>
<p><strong>Comunicato stampa<br />
Frontiere Digitali<br />
26/06/10</strong></p>
<p><strong>CONTRO I TAGLI E I BAVAGLI<br />
ALLA CONOSCENZA E ALLA CULTURA<br />
NO AL DDL INTERCETTAZIONI<br />
NO AL SILENZIO DI STATO </strong></p>
<p><strong>Il 1° luglio 2010 a Roma, dalle ore 17, in piazza Navona<br />
Una grande mobilitazione per dire no al disegno di legge Alfano, che ostacola il lavoro di magistrati e giornalisti e rende i cittadini meno sicuri e meno informati; per dire no ai tagli alla cultura italiana previsti dalla manovra economica.<br />
Una manifestazione per far sentire che non può essere sottratto al Paese il racconto di vicende giudiziarie di rilievo pubblico, pur nel rispetto del diritto delle persone alla riservatezza; per respingere gli interventi punitivi ai danni della produzione culturale e salvaguardare il diritto dei cittadini alla conoscenza; per contrastare il pericolo di chiusura di testate giornalistiche colpite dall’indiscriminata riduzione dei fondi pubblici; per tenere accese le luci dei media sul mondo del lavoro e sui drammatici effetti della crisi.<br />
Un’iniziativa a difesa della Costituzione, per dare voce ai tanti soggetti e temi che rischiano l’oscuramento. </strong></p>
<p><strong>*Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza*</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.fnsi.it" target="_blank">http://www.fnsi.it</a><br />
<a href="http://nobavaglio.it" target="_blank">http://nobavaglio.it</a></strong></p>
<div><strong><br />
Cos’è *Frontiere Digitali* - Frontiere Digitali è uno spazio di libera auto-organizzazione di persone e opinioni e nasce a Roma (Italia) nel dicembre del 2005, per promuovere i diritti e le libertà digitali</strong></div>
<p><strong><a href="http://www.frontieredigitali.net" target="_blank">http://www.frontieredigitali.net</a></p>
<p> </p>
<p></strong></p>
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		<title>A chi non intende tacere sui Cie</title>
		<link>http://blog.iquindici.org/?p=393</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 18:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iQuindici</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sassolini]]></category>

		<category><![CDATA[appello]]></category>

		<category><![CDATA[Cie]]></category>

		<category><![CDATA[nocie.org]]></category>

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		<description><![CDATA[Sta circolando in questi giorni un  appello proposto dal sito NoCie. Ci è sembrato importante e vogliamo aderire.
A coloro che intendono schierarsi apertamente, in maniera netta e senza  ambiguità, per la chiusura definitiva dei Centri di identificazione ed  espulsione, strutture che rappresentano concretamente il simbolo più  evidente della negazione dei diritti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sta circolando in questi giorni un  appello proposto dal sito <a href="http://www.nocie.org/  ">NoCie</a>. Ci è sembrato importante e vogliamo aderire.</p>
<address style="padding-left: 30px; text-align: justify;">A coloro che intendono schierarsi apertamente, in maniera netta e senza  ambiguità, per la chiusura definitiva dei Centri di identificazione ed  espulsione, strutture che rappresentano concretamente il simbolo più  evidente della negazione dei diritti – primo fra tutti quello della  libertà personale – nonché momento estremo del controllo sociale.</address>
<p><span id="more-393"></span></p>
<address style="padding-left: 30px; text-align: justify;">Voluti dall’Unione Europea per affermare la propria definizione di  fortezza che garantisce i diritti solo ad alcuni e in certi casi, messi  in atto in Italia da un governo di centro sinistra, rafforzati e  peggiorati dai governi di destra, i Cie sono la dimostrazione della  politica espressa dal nostro Paese nei confronti degli “stranieri”, in  un percorso che dal rifiuto porta alla rimozione, alla negazione  dell’altro. Buchi neri del diritto nazionale e internazionale, spesso  nascosti agli occhi dei cittadini nelle periferie delle città,  inaccessibili e non monitorabili, i Cie sono nei fatti un’istituzione  illegale, risultato di abusi giuridici e di leggi razziali come quella  che introducendo il “reato di clandestinità”, nega il principio di  eguaglianza.<br />
</address>
<address style="padding-left: 30px; text-align: justify;">Chi ci è entrato ha avuto modo di toccare con mano rabbia, dolore e  violenza. L’estensione a sei mesi del tempo massimo di detenzione ha  acuito ancora di più la disperazione, che spesso si traduce in tentativi  di suicidio, in vite che si frantumano nel silenzio e  nell’indifferenza. Chi ha ascoltato la voce di quelle e quelli che in  maniera ipocrita vengono chiamati “ospiti”, riuscendo a sfondare il muro  impenetrabile di invisibilità che nasconde i destini di persone  costrette in gabbia, può affermare con nettezza che i Cie, un tempo Cpt,  sono irriformabili.<br />
</address>
<address style="padding-left: 30px; text-align: justify;">Perché è inaccettabile restare rinchiusi per il solo fatto di aver  varcato una frontiera per necessità, per il solo fatto di esistere e  aspirare a un futuro migliore. L’esistenza dei Cie si colloca nel  disegno di chi vuole uomini e donne migranti in perenne condizione di  ricattabilità, impossibilitati ad accedere a percorsi di  regolarizzazione, scorie finali di chi è espulso dal circuito produttivo  dopo essere stato sfruttato e costretto alla clandestinizzazione.</address>
<address style="padding-left: 30px; text-align: justify;"> Gabbie e cemento, nascondono destini spezzati, tentativi di rivolta,  furore legittimo e repressione sistematica. Gli enti gestori, che da  queste strutture guadagnano milioni di euro macchiati di sangue,  provvedono a far trovare ambienti puliti alle delegazioni che riescono a  entrare. Ma basta guardare negli occhi gli uomini e le donne che stanno  dietro quelle sbarre, per ritrovarsi in faccia una realtà celata e  rimossa.</address>
<address style="padding-left: 30px; text-align: justify;"> Quella che chiediamo non è soltanto una firma di circostanza, ma un  impegno duraturo.</address>
<address style="padding-left: 30px; text-align: justify;">Chiediamo che chi opera nei mezzi di informazione, nelle associazioni  umanitarie, nelle istituzioni, nel mondo della cultura e dello  spettacolo, si assuma, sottoscrivendo, una responsabilità precisa.  Quella di forzare l’omertà che consente tale vergogna e di raccontare.</address>
<address style="padding-left: 30px; text-align: justify;">Raccontare con onestà, non fermandosi all’apparenza ma per comunicare  quanto sia importante chiudere tutti i Cie.</address>
<address style="padding-left: 30px; text-align: justify;">Scegliendo oggi di disobbedire al consenso di cui gode il razzismo  istituzionale. Un giorno, speriamo non lontano, luoghi infami come i Cie  diventeranno simboli di una vergogna passata, da visitare per non  dimenticare, per non ripetere.</address>
<p>Ora, iQ non hanno mai preteso di imporre una  visione della Vera Letteratura. Né sul piano dei contenuti, né sul piano  della forma. Abbiamo però scritto sul nostro manifesto che il lavoro  che svolgiamo<br />
<em>&#8220;avviene in accordo con una visione politica ed etica del mondo, che  consideriamo parte integrante del progetto: affermiamo di riconoscerci  nei principi dell&#8217;antifascismo e della lotta di resistenza che oggi  vengono perseguiti attraverso la difesa della laicità come base per  l&#8217;organizzazione della vita civile, dell&#8217;uguaglianza tra le persone,  della libertà di espressione e dei diritti nei luoghi di lavoro, facendo  inoltre nostre anche le istanze dei movimenti che si battono per la  tutela dell&#8217;ambiente e una equa distribuzione delle risorse tra i popoli  del mondo. &#8221;<br />
</em><br />
Questo è uno dei casi in cui non ci sentiremmo a posto se non ci  assumessimo la responsabilità che i proponenti dell&#8217;appello ci chiedono.  E se non la chiedessimo anche a chi ci accorda fiducia.<br />
Il che non vuol dire, naturalmente, che, se scrivete racconti che non  parlano di CIE (o di qualunque altra cosa), li cestineremo; solo, non  nascondiamoci dietro la Repubblica delle Lettere per non vedere il mondo  che ci circonda: troviamo, ognuno con la propria sensibilità, ognuno  con la propria storia, il modo per confrontarci con la realtà. Si può  scrivere di cose che apparentemente non c&#8217;entrano, e farci entrare le  nostre esperienze, si può&#8230; boh, niente, ci fidiamo di chi ci manda le  proprie opere: saprete meglio di noi cosa fare. Fatelo ora.</p>
<p>L&#8217;appello si può firmare <a href="http://www.nocie.org/index.php?option=com_beamospetition&amp;Itemid=81&amp;func=sign&amp;pet=1">qui</a>.</p>
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		<title>Silenzio: il nemico ci ascolta!</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 06:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iQuindici</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libertà Digitali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D&#8217;Alia (UDC) identificato dall&#8217;articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet;
Il testo approderà alla Camera diventando l&#8217;articolo nr. 60.
Il senatore Gianpiero D&#8217;Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D&#8217;Alia (UDC) identificato dall&#8217;articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet;</p>
<p>Il testo approderà alla Camera diventando l&#8217;articolo nr. 60.</p>
<p>Il senatore Gianpiero D&#8217;Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della&#8221;Casta&#8221;.</p>
<p>In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.</p>
<p>Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all&#8217;estero; il Ministro dell&#8217;Interno, in seguito a comunicazione dell&#8217;autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l&#8217;interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.</p>
<p><span id="more-389"></span></p>
<p>L&#8217;attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.</p>
<p>Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l&#8217;istigazione a delinquere e per l&#8217;apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl&#8217;istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all&#8217;odio fra le classi sociali.</p>
<p>Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta !</p>
<p>In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l&#8217;unica informazione non condizionata e/o censurata.</p>
<p>Vi ricordo che il nostro è l&#8217;unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.</p>
<p>Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset.</p>
<p>Quindi il Governo interviene per l&#8217;ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un&#8217;impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d&#8217;interessi.</p>
<p>Dopo la proposta di legge Cassinelli e l&#8217;istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al &#8220;pacchetto sicurezza&#8221; di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il istema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.</p>
<p>Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!</p>
<p>Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.</p>
<p>Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.</p>
<p>Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c&#8217;è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.</p>
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		<title>canzonetta estemporanea</title>
		<link>http://blog.iquindici.org/?p=385</link>
		<comments>http://blog.iquindici.org/?p=385#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 May 2010 16:25:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iQuindici</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Meankia]]></category>

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		<description><![CDATA[Per chi non lo sapesse, a Bergamo c&#8217;è l&#8217;adunata nazionale degli Alpini.
http://2010.anabg.it/
Questa canzonetta estemporanea è il mio omaggio alla gioiosa atmosfera  cittadina:
Ma che bello, ma che bello
voglio fare anch&#8217;io l&#8217;alpino
e girare già ubriaco
alle otto del mattino.
Se si sa che sto arrivando
mettan fuori le bandiere,
e mi accolgan con la banda,
e mi offrano da bere.
Voglio andare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi non lo sapesse, a Bergamo c&#8217;è l&#8217;adunata nazionale degli Alpini.<br />
<a rel="external" href="http://2010.anabg.it/">http://2010.anabg.it/</a></p>
<p>Questa canzonetta estemporanea è il mio omaggio alla gioiosa atmosfera  cittadina:</p>
<p>Ma che bello, ma che bello<br />
voglio fare anch&#8217;io l&#8217;alpino<br />
e girare già ubriaco<br />
alle otto del mattino.</p>
<p>Se si sa che sto arrivando<br />
mettan fuori le bandiere,<br />
e mi accolgan con la banda,<br />
e mi offrano da bere.</p>
<p>Voglio andare nei locali,<br />
pasteggiare col padrone<br />
e per tutto pagamento<br />
intonare una canzone.</p>
<p>Se tu porti sul cappello<br />
una lunga penna nera<br />
la tua mamma non si incazza<br />
se non ti ritiri a sera,</p>
<p>se con abiti sdruciti,<br />
vecchi di trent&#8217;anni fa<br />
e scarponi un po&#8217; sfondati<br />
circoli per la città.</p>
<p>Sulla piazza principale<br />
puoi piazzare la tua tenda<br />
senza il rischio di una multa<br />
né che il sindaco si offenda,</p>
<p>e attaccarti alla corrente<br />
del lampione della luce<br />
senza che ti dica niente<br />
chi la compra o la produce.</p>
<p>Puoi pisciare dietro un albero,<br />
e se passa una ragazza<br />
lei non scappa urlando &#8220;aiuto&#8221;<br />
quando le urli sulla piazza.</p>
<p>Babbo mamma polizia<br />
e la pubblica opinione<br />
ti fan fare tutto quello<br />
che è vietato al fricchettone.</p>
<p>(Nota: mentre digito, sotto la mia finestra, un gruppo di alpini  &#8216;mbriachi sta cantando &#8220;Vita spericolata&#8221; al karaoke)</p>
<hr style="width: 15%; text-align: left;" /><span class="smalltext">Andrea 06.05.2010<br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
	</channel>
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