Giugno 30, 2010

Una cultura del leggere che entri nelle strade

Author: iQuindici - Categories: Sassolini, Scritture

In un articolo di alcuni mesi fa Boris Groys sosteneva che la direzione presa dall’umanità conducesse verso un nuovo totalitarismo globale, un nuovo ordinamento e, secondo certi filosofi, addirittura verso una nuova politeia platonica.

A detta dello studioso, se nel ’900 sono state realizzate le aspirazioni utopiche del secolo precedente (coi risultati che tutti conosciamo) nel XXI sembriamo essere tornati indietro al XIX secolo: libero scambio globale, terrorismo, pirati, guerre coloniali, culto delle celebrità, fashion magazine. Le uniche differenze, sottolinea Groys, “sono i film al posto dei romanzi.”

Che ci si riconosca o meno in esse, le considerazioni di Groys si inseriscono in una più ampia gamma di interventi e studi che negli ultimi anni stanno cercando di analizzare le istanze della contemporaneità, nel tentativo di riuscire a tracciarne gli scenari futuri.

Il tanto celebrato Villaggio Globale sembra essere scivolato in una slavina di cui è difficile intuire i contorni, dove tutto è divenuto periferia, incluso il centro stesso dell’Impero: la civiltà occidentale nella sua ultima personificazione, gli Stati Uniti.

Da una parte è possible riconoscere, ancora forte e inquietantemente più subdola, la tendenza a uniformare (la mainforce, il mainstream) ovvero ad accentrare, livellare, controllare, eliminare differenze e margini d’approfondimento. Dall’altra persistono correnti minori, centripete, decostruttiviste (in senso deriddiano) che paiono le uniche in grado di ricominciare a strutturare il mondo, scendendo nelle viscere di una realtà sempre più fatta di superfici, ovvero sempre più sulla via di divenire, finalmente e definitivamente come nelle migliori previsioni del caso, un simulacro di se stessa.

Le considerazioni possono essere molte e differenti, non solo in ambito letterario.

Che l’Occidente e con lui il resto del pianeta siano precipitati in una seria crisi di sfiducia nei confronti del presente e della propria capacità di immaginare un futuro sembra essere oramai assodato.

Che tale sentimento abbia finito per raggiungere ogni strato della società (ricchi, meno ricchi, indigenti, poveri) è un altro fatto riconosciuto, al punto tale che anche i tentativi d’infondere ottimismo da parte del mainstream non sembrano in grado di ottenere i risultati desiderati. Lo stesso mainstream sembra agonizzare nel tentativo di rivitalizzarsi. Fare affidamento ai sistemi di superamento crisi-sopravvivenza finora utilizzati sembra essere divenuto impossibile. Non ci sono più magnifiche sorti e progressive in cui credere (almeno, non al momento) al di là di una vaga idea di tecnologia in grado di risolvere, un giorno, i numerosi gap in cui siamo finiti per franare (relazioni tra individui/con se stessi/ con la natura/con i propri prodotti).

Secondo Lucio Villari se “nei primi decenni del XX secolo c’era ancora l’idea di inventare tutto ciò che si potesse inventare, con la convinzione che l’uomo potesse governare tali invenzioni, oggi si corre il rischio che siano le invenzioni a governare l’uomo. E non per colpa delle macchine o delle invenzioni, ma per la poca consapevolezza filosofica nei confronti di questo processo innovativo.”

Ecco il Nuovoevo (il nuovo Medioevo) da tempo cominciato, il cui inizio verrà tracciato dagli storiografi del domani tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, con le torri gemelle a suggellarne l’entrata ufficiale sulle scene.

Possiamo ignorarne i termini, ma quando il sentimento di sfiducia raggiunge le strade, dopo essere stato a lungo preannunciato in altre sedi significa che il processo è ben oltre il proprio principio.

La domanda è, in quali termini può la letteratura legarsi a tali eventi? E quale può essere, in questo senso, il suo ruolo nel determinare quelli futuri?

Difficile dare risposte chiare. La letteratura è come ogni espressione umana nella nostra Storia uno degli specchi in cui possiamo rifletterci. Di più. Nel suo affondare le radici ai primordi della civilizzazione umana (nel suo essere la più antica forma di riflessione su se stessi elaborata dalla specie umana) è il primo, dei nostri specchi. è il più antico e il più veritiero. Siamo ciò che abbiamo scritto. In questo senso, non possiamo mentirci. Anche quando tentiamo di farlo, finiamo sempre per dirci la verità.

Tutto vero, d’accordo, ma di quale letteratura stiamo parlando?

L’articolo di Valerio Evangelisti “Una narrativa adeguata ai tempi” è in questo senso uno degli interventi più lucidi e incisivi sull’argomento. Il suo contrapporre a una produzione “minimalista” – che si muove “entro contesti tenui e dalle luci soffuse, in cui si annusa la polvere e il borotalco” ovvero estranea ai tempi presenti e sterile in rapporto a quelli futuri – una “massimalista” – ovvero di contrasto, che si fa registrazione e critica, ma anche ricerca, sfida – centra il cuore della questione, e apre squarci inquietanti e fecondi sullo scenario letterario non solo del nostro paese.

In un dialogo giovanile che ebbi anche la sventura di pubblicare, uno dei personaggi si domandava come fosse possible che tra tutti i mezzi di comunicazione inventati dall’uomo non ce ne fosse uno capace di farci comunicare con i nostri genitori (la conclusione era che “non esistono mezzi di comunicazione”).

Oggi appare sempre più chiaro che un tale mezzo di comunicazione in realtà esista, e sia legato alla nostra capacità di raccontare la vita, d’immaginarne i confini, e, nei limiti del possible (e dell’impossibile), di tentare di donarvi un significato.

Tale è stata, fin dall’inizio della civilizzazione, la funzione del “raccontare storie”.

In Italia, forse il Paese più passivamente medializzato dell’Occidente, la domanda è come questo possa avvenire e con quali risultati.

è una domanda che pare assumere i lineamenti di una sfida difficile da vincere, soprattutto in tempi di depressione, non solamente economica.

Se da una parte ci si lamenta che nessuno legge, dall’altra non sembra che ci si preoccupi più di tanto di creare interesse nella lettura. Un humus, un terriccio, un milieu in cui poter coltivare, nutrire, crescere una predisposizione che non abbiamo mai avuto. Nel BelPaese le nuove generazioni paiono addirittura avere una minore propensione a leggere di quelle precedenti (unico caso al mondo). In altre realtà (su tutte la decadente America, che comunque, pur con risultati disastrosi, perlomeno si dibatte nell’agonia) la letteratura sembra aver accolto la sfida ed essere oggi come ieri strumento di penetrazione del reale, su più livelli e in più contesti. All’appiattimento di certe produzioni hollywoodiane si contrappongono istanze differenti, mosse da curiosità e da necessità oramai inevitabili di rinnovamento. La letteratura è nei giornali, nella rete, nelle serie televisive, nei fumetti, nelle piccole produzioni cinematografiche. Non esiste realtà che non ne sia, in una maniera o nell’altra, influenzata. La vitalità letteraria di un paese, d’altra parte, la sua capacità di raccontare storie ed avere un pubblico, non può essere scissa dalla realtà che l’ha prodotta. Essa si nutre di ciò che vive al di fuori di sé prima ancora di divenire ciò che è.

Pare non esserci proprio questo, in Italia.

Ci è sempre mancata una cultura del leggere che entri nelle strade, e che sappia dare supporto a quella produzione letteraria (che comunque c’è) che lotta per la sua sopravvivenza e per la sopravvivenza di chi ancora ha la forza di lottare. Ma che forse non potrà farlo più a lungo, se lasciata sola.

Altrove, Letteratura è divenuta ogni cosa, anche fuori dai libri. Il mondo scritto ha saputo conquistarsi spazi anche al di là delle pagine stampate, divenire elettronico, se necessario, entrare nei bar, invadere i cinema, usare tutti gli stumenti di cui oggi ci si può dotare, inclusa ogni tecnologia in grado di veicolare le parole. Così, anche, si nutre la capacità di scrivere una storia.

Ma qui?

Se il centro del mondo sta poco elegantemente crollando (e come tutti i centri in sfacelo irrigidisce e acuisce i suoi strumenti di controllo) le periferie hanno il potere di risorgere, di resistere, di rivendicare il proprio diritto a raccontare.

Tutto sta che ci sia ancora qualcuno là fuori disposto ad ascoltare.

Giugno 2, 2010

A chi non intende tacere sui Cie

Author: iQuindici - Categories: Sassolini - Tags: , ,

Sta circolando in questi giorni un appello proposto dal sito NoCie. Ci è sembrato importante e vogliamo aderire.

A coloro che intendono schierarsi apertamente, in maniera netta e senza ambiguità, per la chiusura definitiva dei Centri di identificazione ed espulsione, strutture che rappresentano concretamente il simbolo più evidente della negazione dei diritti – primo fra tutti quello della libertà personale – nonché momento estremo del controllo sociale.

Read it all..

Novembre 7, 2009

Una imperdonabile leggerezza…

Author: iQuindici - Categories: Meankia, Sassolini - Tags: , ,

L’altro giorno per un’imperdonabile leggerezza nella valutazione è stato cancellato un commento aggiunto al nostro breve post sul mancato nobel per la pace a Berlusconi. Fortunatamente l’avevo copincollato altrove per sottoporlo alla valutazione congiunta (e democratica) del gruppo così siamo in grado di recuperarlo e riproporlo.

Procedura di infrazione a carico della Commissione UE: raccolta firme dei Comitati della Libertà (http://silvioperilnobel.it)
Italiani razzisti. Italiani inquinatori. Suoni cacofonici e contemporaneamente insulti gratuiti diffusi dai media, italiani e stranieri, prodotti dai ripetuti e falsi procurati allarme e dal chiacchiericcio ingiustificato dei portavoce, Barbara Hellfrich e Dannis Abbott della Commissione UE, che ci indigna e che ci fa temere per il futuro della nostra Europa, la quale dopo aver perso la “Fede Cristiana”, ha smarrito, anche, il rispetto che si deve all’Italia, glorioso Stato fondatore dell’Unione Europea. Alcide De Gasperi, Adenauer, Schuman si staranno rivoltando nella tomba.
E’ ormai divenuta inaccettabile la mistificazione della realtà, questo clima da Hiroshima culturale, soprattutto se proviene da chi ricopre incarichi istituzionali a livello europeo.
L’Italia non è un Paese razzista.
L’Italia non è un Paese inquinatore.
Anzi, l’Italia merita di ricevere il Premio Nobel per la Pace, proprio perché, così come abbiamo spiegato nelle motivazioni di www.silvioperilnobel.it, grazie a Silvio Berlusconi è stato l’unico Paese che, in Europa, si è seriamente e concretamente impegnato sia per contrastare la mafia e la criminalità organizzata che utilizzano l’immigrazione clandestina per lucrare sul dolore della gente, sia per sensibilizzare tutte le Nazioni in difesa dell’ecosistema.
Per questi motivi, ti invitiamo a recarti presso il gazebo del Comitato della Libertà www.silvioperilnobel.it che verrà allestito in Roma, il 7 dicembre 2009, in Piazza di Pietra, dalle ore 11:00 alle ore 16:00, per sottoscrivere, insieme ai fondatori del Comitato stesso, la lettera di “denuncia” da inviare al Mediatore Europeo, e con la quale verrà richiesto sia il rispetto dell’art.3, comma 3, del regolamento interno della Commissione UE, che impone al Presidente di nominare con atto formale i “portavoce” delegati a parlare in nome e per conto della Commissione stessa, sia di contestare disciplinarmente tutti coloro che hanno prodotto l’effetto di infangare, con le loro dichiarazioni, l’onore dell’Italia.

Il commento è firmato dal consueto sig. EMANUELE VERGHINI (titolare del sito che promuove la campagna).

Rabbrividendo all’idea di Shuman che si rivolta nella tomba (per non parlare di De Gasperi e Adernauer: rischia di diventare una festa da ballo postuma!), a causa di questa “Hiroshima culturale” (ma che vuol dire?!) e della perdita della “Fede Cristiana” (perchè tra virgolette?!) sostituita risaputamente da una zucca di Halloween; e non volendo renderci complici di cotanto spregio ai danni di colui che tanto s’è speso “per contrastare la mafia e la criminalità organizzata ” e per “sensibilizzare tutte le Nazioni in difesa dell’ecosistema“, abbiamo deciso dunque di riproporre il commento per intero a mo’ di articolo.

Ci resta un unica perplessità: questi interventi…. “informativi” ci fanno pensare che il sig. Verghini non abbia colto le leggere sfumature sarcastiche del nostro breve post e ci abbia inserito nostro malgrado nella sua cerchia di aficionados da tenere adeguatamente informati.

Be’, ecco: per noi può pure bastare così, GRAZIE!

Novembre 6, 2009

Siamo realisti.

Author: iQuindici - Categories: Sassolini - Tags: , , , , , ,

E’ stato sgomberato pochi giorni fa, 30 ottobre, il centro popolare occupato Experia di Catania.
Lo scopro oggi per caso. Non uno dei miei amici e amiche blogger catanesi di sinistra accennava all’evento.

Potrei commentare in molti modi. Potrei rispondere punto su punto alle stronzate dei vari giovani rampanti di destra che commentano soddisfatti.
Ma non è questo il primo pensiero di chi sta lontano dalla propria città e vede chiudere così uno spazio della sua vita ed è lontano e impotente.

Il primo pensiero è un altro.
L’Experia non è mai stato un posto di gente accomodante. I suoi militanti hanno sempre gridato a tutti i cortei slogan che irridono chi aveva scelto per la nonviolenza.
Ma per fortuna la polizia è così barbara da darmi l’occasione di difendere i compagni: manganelli contro braccia alzate. Feriti. (chi ha voglia può cercrsi i video su youtube) E allora lo dico, è giunto il momento che qualcuno lo dica: chiudiamo la polizia.
Semplicemente, chiudiamola.

Che funzione ha la polizia oggi in Italia?
Identificare qualcuno come “nemico dell’ordine pubblico” e sopprimerlo.
Se un debole ha una controversia con un forte, dar man forte al forte.
Mettere i sigilli a un capitolo della mia giovinezza, e consegnarlo al legittimo proprietario (che certamente non sono io).
Ci sono già i mafiosi a fare quel mestiere.
E li paga qualcun altro. Perché devo pagare coi miei soldi un’altra forza per fare le stesse cose?
Che differenza c’è tra polizia e mafia, in linea di principio? Che la polizia dovrebbe essere fatta da persone sottomesse alla stessa legge che dicono di difendere, e se la violano ne sono responsabili allo stesso modo del comune cittadino.
Che differenza sussiste quando viene meno questo principio? nessuna.

Nessuna differenza.
Quali sono i valori che esprime, oggi, la polizia?
Familismo amorale.
Dominio del territorio.
Imposizione violenta della volontà dei propri capi.

Io la mafia l’ho sempre combattuta. Perché devo finanziarne un’altra?

Adesso immagino già le risposte: in realtà i poliziotti non c’entrano, quelli sono dei poveri impiegati che fanno quel che viene loro ordinato, e lo fanno per portare il pane a casa. A parte che chi dice questo non è mai stato in compagnia di un poliziotto… A parte questo, dico: ubbidire, fare quel che ti viene detto.
Forse è proprio questo il problema.


Andrea

Ottobre 8, 2009

Ministro Gelmini, le spiego perché il problema è lei

Author: iQuindici - Categories: Meankia, Sassolini - Tags: ,

lettera (assolutamente da leggere!) di Piergiorgio Odifreddi

1 ottobre 2009
Signor ministro, leggo (o meglio, mi hanno segnalato di leggere) su Il Giornale di famiglia del presidente del Consiglio che sabato scorso, alla sedicente Festa della Libertà organizzata dall’altrettanto sedicente Popolo della Libertà al Palalido di Milano, moderata (si fa per dire) dal condirettore dello stesso giornale, lei ha tuonato contro «l’intolleranza antisemita del superfluo matematico Piergiorgio Odi-freddi, ex docente baby pensionato», che ha osato restituire il Premio Peano «quest’anno assegnato a Giorgio Israel, ai suoi occhi colpevole di sionismo, ma soprattutto di essere consulente del ministro».
 
[Continua QUI]
Ottobre 3, 2009

Corsi e ricorsi storici

Author: iQuindici - Categories: Sassolini - Tags: ,

 

ONAGROCRAZIA

 

FrancescoV

Settembre 25, 2009

iQuindici aderiscono all’appello: Manifestazione per la libertà in rete

Author: iQuindici - Categories: Libertà Digitali, Sassolini

Manifestazione per la libertà in rete
Le associazioni di Frontiere Digitali aderiscono alla manifestazione del 3 Ottobre per la libertà d’informazione

Frontiere Digitali
Comunicato stampa
29 Settembre 2009

Lo scarso impegno della politica nella diffusione della banda larga sul territorio e nell’alfabetizzazione informatica della popolazione e l’inarrestabile susseguirsi di iniziative legislative volte a scoraggiare l’utilizzo della Rete come veicolo di diffusione ed accesso all’informazione costituiscono indici sintomatici della ferma volontà di non consentire che la Rete giochi il ruolo che le è proprio: primo vero mezzo di comunicazione di massa ed esercizio della libertà di manifestazione del pensiero nella storia dell’umanità.

L’emendamento D’Alia sui filtraggi governativi dei contenuti, il DDL Carlucci contro ogni forma di anonimato, il disegno di legge Lussana finalizzato ad accorciare la memoria della Rete, il DDL Alfano attraverso il quale si vorrebbero applicare all’intera blogosfera le disposizioni in tema di obbligo di rettifica nate per la sola carta stampata e, infine, il DDL Pecorella-Costa con il quale ci si prefigge l’obiettivo di trasformare ex lege l’intera Rete in un immenso quotidiano e trattare tutti i suoi utenti da giornalisti, direttori o editori di giornali non possono lasciare indifferenti. Esiste il rischio, ed è elevato, che ci si risvegli un giorno non troppo lontano e ci si accorga che la Rete è spenta e che la prima e l’ultima speranza di uno spazio per l’informazione libera è naufragata.

Muovendo da tali premesse riteniamo importante che la blogosfera italiana partecipi alla manifestazione del 3 ottobre per la libertà di informazione, sottolineando che esiste una “questione informazione in Rete” che non può e non deve passare inosservata perché se la libertà della stampa concerne il presente quella della blogsfera riguarda, oltre il presente, il futuro prossimo di ciascuno di noi. L’auspicio è pertanto che quanti hanno a cuore le sorti dell’informazione in Rete, il 3 ottobre aderiscano alla manifestazione chiedendo alla politica che, in futuro, ogni iniziativa governativa o legislativa si ispiri a questi elementari principi di libertà e democrazia che costituiscono la versione moderna dell’art. 11 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino:

La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi per l’uomo: quindi ogni cittadino può parlare, scrivere, pubblicare in Rete liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.
Nessun sito internet può formare oggetto di sequestro o di altro provvedimento che ne limiti o impedisca l’accesso se non in forza di un provvedimento emesso dall’Autorità giudiziaria nell’ambito di un giusto processo.
L’attività di informazione on­line di tipo non professionistico e non gestita in forma imprenditoriale è libera ed il suo svolgimento non può essere soggetto ad alcun genere di registrazione o altro adempimento burocratico.
La disciplina sulla stampa e quella sull’editoria non si applicano alle attività di informazione on­line svolte in forma non professionistica ed imprenditoriale.
Nessuno deve venir molestato per le sue opinioni, fossero anche sediziose, purché la loro manifestazione non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla legge.

Firmato

1.Amici di Beppe Grillo di Roma
2.Artisopensource
3.Associazione Liber Liber
4.Associazione Linux Club Italia
5.Associazione Net-Left
6.Associazione Orchestra Panharmonikon
7.Associazione Partito Pirata
8.Associazione Il Secolo Della Rete
9.Associazione UnaRete
10.Associazione Wikimedia Italia
11.Flyer Communication
12.Free Hardware Foundation
13.Collettivo iQuindici
14.ISOTYPE
15.Istituto per le politiche dell’innovazione
16.Liberius
17.Movimento Scambio Etico
18.The house of love and dissent
19.Unione degli Studenti (U.d.S.)
Cos’è Frontiere Digitali
Frontiere Digitali è uno spazio di libera auto-organizzazione di persone e opinioni e nasce a Roma (Italia) nel dicembre del 2005, quale strumento collaborativo, per l’organizzazione della Settimana delle Libertà Digitali che ha avuto luogo dal 18 al 21 gennaio 2006. In seguito, il 28 marzo 2006, in occasione del convegno l’Innovazione necessaria: Creatività, cooperazione, condivisione, tante associazioni e singoli si sono incontrati confrontandosi sull’idea e sugli strumenti per sostenere e rafforzare questa rete di collaborazioni.

Settembre 2, 2009

L’APPELLO DEI TRE GIURISTI

Author: iQuindici - Categories: Sassolini - Tags:

L’attacco a “Repubblica”, di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l’ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un’eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera “retoriche”, perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c’è un solo, facile, modo per smontarle: non tacitare chi le fa, ma rispondere.

Invece, si batte la strada dell’intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di “cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee”, come vuole la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo della degenerazione dell’informazione in propaganda, sotto i regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso.

Stupisce e preoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzate concordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d’informazione e che vi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senza considerare il danno che ne viene alla stessa serietà e credibilità del diritto.

Franco Cordero

Stefano Rodotà

Gustavo Zagrebelsky

Si firma qui: temi.repubblica.it/repubblica-appello

Agosto 5, 2009

Basta espulsioni di palestinesi da Gerusalemme Est!

Author: iQuindici - Categories: Sassolini - Tags:

(Riceviamo, condividiamo e volentieri pubblichiamo)

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Al Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini (gabinetto@esteri.it)
All’Ambasciatore d’Italia a Tel Aviv Luigi Mattiolo (luigi.mattiolo@esteri.it)
Al Console Generale d’Italia a Gerusalemme Luciano Pezzotta (luciano.pezzotti@esteri.it)

Domenica 02 agosto e’ stato reso esecutivo l’ordine di sfratto pendente su due famiglie palestinesi di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est. Alle prime ore del mattino i soldati dell’IDF (Israeli Defence Forces) hanno costretto con la forza le famiglie al Ghawi e al Hanoun, gia` profughi nel `48, a lasciare le loro case nel quartiere di Sheikh Jarrah, dove risiedevano dal 1956. Al loro posto sono gia’ entrati nelle abitazioni coloni israeliani.
Da settimane la presenza di cittadini e attivisti per i diritti umani palestinesi, israeliani ed internazionali ha sostenuto la determinazione delle famiglie a non lasciare le proprie case e a non divenire vittime delle politiche di pulizia etnica dello Stato di Israele.
Secondo il Diritto Internazionale Gerusalemme Est fa parte dei Territori Palestinesi Occupati da Israele dal 1967 e la comunita’ internazionale e’ tenuta a far rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite che vietano il trasferimento di popolazioni cosi’ come ogni intervento atto a modificare lo status quo della citta’ (cfr. Convenzioni di Ginevra (1949) e Risoluzioni ONU (n. 242 del 1967, 252 del 1968, 267 del 1969, 271 del 1969, 298 del 1971, 465 del 1980, 476 del 1980, 478 del 1980).
La condizione degli abitanti palestinesi a Gerusalemme Est si fa sempre piu’ insostenibile a causa delle politiche discriminatorie del Governo occupante che hanno come obiettivo la giudeizzazione della citta’ di Gerusalemme creando continuita’ territoriale tra Gerusalemme Ovest e gli insediamenti israeliani illegali che circondano Gerusalemme Est (Maale Adumim, Pisgat Zev….).
Dal 1967 ad oggi sono stati costruiti 17 insediamenti che occupano circa il 35% del territorio di Gerusalemme Est, nei quali vivono piu’ 200,000 coloni. Fonti OCHA (Office for Coordination of Humanitarian Affairs http://www.ochaopt.org/) riportano che tra il 1967 e il 2006 sono state demolite piu’ di 8500 case palestinesi. Nei soli primi 4 mesi del 2009, OCHA ha registrato la demolizione di 19 strutture a Gerusalemme Est, che comprendono 11 abitazioni civili. Di conseguenza 109 palestinesi, tra cui 60 bambini, si ritrovano sfollati.
Le dirette conseguenze sulla societa’ palestinese di tali azioni del Governo Israeliano sono la frammentazione territoriale dei diversi quartieri di Gerusalemme Est nonche’ l’isolamento di Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania, creando di fatto le condizioni per cui Gerusalemme diventi la capitale ‘unica ed eterna’ dello Stato di Israele in violazione del Diritto Internazionale e delle Risoluzioni ONU.
L’unica difesa a cui possono ricorrere i palestinesi di Gerusalemme e’ il sostegno e il supporto della comunita’ internazionale, l’unica che puo’ esercitare pressione sul Governo Israeliano per revocare immediatamente gli ordini di espulsione dei palestinesi di Gerusalemme Est (Sheikh Jarrah, Citta’ Vecchia, Silwan, Bustan, Ras al Amud) e per fermare i piani di costruzione di nuovi insediamenti a Gerusalemme.
Le famiglie al Ghawi, al Hanoun e al Kurd, quest’ultima cacciata dalla propria abitazione nel novembre 2008, sono solo le prime tra le 28 famiglie (500 persone) residenti nel quartiere di Sheikh Jarrah, che sono a rischio di espulsione.
La nuova amministrazione statunitense e l’Unione Europea hanno condannato la confisca, la demolizione delle case palestinesi a Gerusalemme Est e la costruzione di nuovi insediamenti.
Chiediamo pertanto al Governo Italiano e piu’ direttamente alla rappresentanza diplomatica del Consolato Generale di Italia a Gerusalemme di condannare severamente il governo israeliano per le espulsioni delle famiglie al Ghawi e al Hanoun, e di richiedere al Governo Israeliano che venga cancellato l’ordine di espulsione, che le famiglie cacciate possano rientrare nelle proprie case, che vengano cancellati gli ordini di espulsione per le altre famiglie e che vengano fermati i piani di costruzione degli insediamenti a Gerusalemme Est, come previsto dal rispetto del Diritto Internazionale.
In quanto cittadini italiani chiediamo al Consolato Generale di Italia a Gerusalemme di visitare le famiglie al Ghawi, al Hanoun e al Kurd per portare un messaggio di solidarieta’ e sostegno umano e soprattutto politico, come gia’ fatto da altri rappresentanti diplomatici europei e statunitensi.

Prime adesioni:
ACS
DISVI
TERRE DES HOMMES - Italia
GVC
CISS
CRIC
CROCEVIA
ICS
ASSOCIAZIONE PER LA PACE
NEXUS

Altre adesioni:
stopespulsioniger@gmail.com

LuigiaB

Luglio 16, 2009

Appello per I Siciliani

Author: iQuindici - Categories: Meankia, Sassolini - Tags: , ,

Dopo l’assassinio mafioso di Giuseppe Fava, il 5 gennaio 1984, i redattori de I Siciliani scelsero di non sbandarsi, di tenere aperto il giornale e di portare avanti per molti anni la cooperativa giornalistica fondata dal loro direttore, affrontando un tempo di sacrifici durissimi in nome della lotta alla mafia e della libera informazione. Anni di rischi personali, di stipendi (mai) pagati, di concreta solitudine istituzionale (non una pagina di pubblicità per cinque anni!)

Oggi, a un quarto di secolo dalla morte di Fava, alcuni di loro (Graziella Proto, Elena Brancati, Claudio Fava, Rosario Lanza e Lillo Venezia, membri allora del CdA della cooperativa) rischiano di perdere le loro case per il puntiglio di una sentenza di fallimento che si presenta - venticinque anni dopo - a reclamare il dovuto sui poveri debiti della cooperativa. Il precetto di pignoramento è stato già notificato, senza curarsi d’attendere nemmeno la sentenza d’appello. Per paradosso, il creditore principale, l’Ircac, è un ente regionale disciolto da anni.

E’ chiaro che non si tratta di vicende personali: la redazione de I Siciliani in quegli anni rappresentò molto di più che se stessa, in un contesto estremamente difficile e rischioso. Da soli, quei giovani giornalisti diedero voce udibile e forte alla Sicilia onesta, alle decine di migliaia di siciliani che non si rassegnavano a convivere con la mafia. Il loro torto fu quello di non dar spazio al dolore per la morte del direttore, di non chiudere il giornale, di non accettare facili e comodi ripieghi professionali ma di andare avanti. Quel torto di coerenza, per il tribunale fallimentare vale oggi quasi centomila euro, tra interessi, more e spese. Centomila euro che la giustizia catanese, con imbarazzante ostinazione, pretende adesso di incassare per mano degli ufficiali giudiziari.

Ci saranno momenti e luoghi per approfondire questa vicenda, per scrutarne ragioni e meccanismi che a noi sfuggono. Adesso c’è da salvare le nostre case: già pignorate. Una di queste, per la cronaca, è quella in cui nacque Giuseppe Fava e che adesso, ereditata dai figli, è già finita sotto i sigilli. Un modo per affiancare al prezzo della morte anche quello della beffa.

La Fondazione Giuseppe Fava ha aperto un conto corrente (che trovate in basso) e una sottoscrizione: vi chiediamo di darci il vostro contribuito e di far girare questa richiesta. Altrimenti sarà un’altra malinconica vittoria della mafia su chi i mafiosi e i loro amici ha continuato a combatterli per un quarto di secolo.

Elena Brancati, Claudio Fava, Rosario Lanza, Graziella Proto, Lillo Venezia

I bonifici vanno fatti sul cc della “Fondazione Giuseppe Fava”
Credito Siciliano, ag. di Cannizzaro, 95021 Acicastello (CT)
iban: IT22A0301926122000000557524
causale di ogni bonifico: per “I siciliani”

Per chi non li conosce:
http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fava
http://it.wikipedia.org/wiki/I_Siciliani
http://www.girodivite.it/-Pippo-Fava-.html